Cazza la randa
7 Luglio Lug 2012 1340 07 luglio 2012

Adesso il Pd usa il terremoto per scongiurare la cancellazione delle province

Finalmente il primo provvedimento sulla spending review ha preso forma. La nostra attesa, che durava da diverse settimane, é stata ampiamente ripagata. Perché la prima infornata di tagli selettivi presentata ieri é corposa. E non solo segna definitivamente il cambio di passo del governo Monti, ma ha il sapore di una possibile svolta nel governo della cosa pubblica, tale da rompere, forse definitivamente, lo schema di uso clientelare e sprecone delle risorse collettive. Quello che ci ha condannato a pagare a vita interessi pazzeschi di un debito pubblico mostruoso. Anche per questo la spending review montiana, che rimango convinto potesse essere messa nero su bianco anche senza ricorrere ai superconsulenti, potrebbe rappresentare un fatto epocale. Dai riflessi politici non indifferenti. Perché potrebbe stroncare sul nascere i progetti restaurativi che i partiti accarezzano per il 2013. Quegli stessi partiti dalle cui fila, non a caso, é partito in queste ore un fuoco incrociato "simaancheistico" sulle prime azioni di ristrutturazione della spesa messe a punto dal premier Monti. Della serie, "sì alla riduzione dei posti letto, ma attenzione alla cura dei malati"; oppure "bene il taglio dei tribunali, ma sia garantito il diritto ad avere giustizia in tempi certi". Non deve quindi sorprendere che la politica, volontariamente incapace come é stata, di abbozzare una spending review che potessedefinirsi tale negli ultimi 20 anni, stia esprimendo pesanti riserve in particolare sull'ipotesi di sacrosanta chiusura di molte province. Enti questi, dotati di prerogative residuali e spesso mal esercitate e che costituiscono, a seconda dei casi, trampolino di lancio per una carriera politica ma soprattutto  parcheggio per trombati o politici a fine corsa. Va d'altra parte considerato che "il partito della spesa pubblica fuori controllo" é  ancora bene annidato nelle formazioni politiche che ufficialmente sostengono il Governo Monti. Appare invece indegno che l'indispensabilità di un ente, la cui inutilità é sotto gli occhi di tutti, venga argomentata utilizzando addirittura il terremoto. Lo ha fatto un esponente di spicco del Pd modenese domandandosi "cosa succederà, ad esempio, di tutte le questioni legate al terremoto e che ora sono coordinate grazie all’ente provinciale". Utilizzare il dramma del terremoto e implicitamente il dolore di migliaia di persone che non sanno quando torneranno in casa o al lavoro, é proprio sintomo della degenerazione egoistica del partitismo in salsa italiana. A cui dunque speriamo con sempre più forza possa essere posto rimedio facendo maturare, come appare, i presupposti perché i tecnici sempre più politici del governo Monti abbiano ancora lunga vita. Oltre il 2014!

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