Fatti di Scienza
7 Luglio Lug 2012 1054 07 luglio 2012

Fukushima: colpe e responsabilità nero su bianco

In Italia purtroppo succede spesso: stiamo sul pezzo per giorni e giorni solo durante le emergenze. Poi, quando il tema perde di appeal secondo chi stabilisce le agende dei nostri media, sparisce. O lo si affida a minuscoli trafiletti nascosti in un mare di altre notiziole più o meno sfiziose.

E così anche se giovedì 5 luglio nel pomeriggio in Giappone sono stati pubblicati i risultati definitivi dell'inchiesta della commissione parlamentare sulla pessima gestione dell'incidente di Fukushima, i nostri giornali sembrano non essersene accorti.

Più di un anno fa i nostri media hanno battuto diversi record di cattivo gusto giornalistico raccontando il terremoto dell'11 marzo in Giappone, lo tsunami e l'incidente nucleare con toni da tabloid per giorni e giorni.

Per una dettagliata descrizione dei pezzi pubblicati dai vari giornali e le inesattezze riportate, quando non veri e propri grossolani errori, potete visitare la wiki JPQuake, una sorta di «muro della vergogna» che raccoglie e cataloga gli articoli pubblicati nei giorni e settimane post-Fukushima. JPQuake, va detto, è stata creata da un blogger con evidenti posizioni nucleariste infastidito dalla forte reazione antinuclearista successiva all'incidente. In ogni caso e a prescindere dalle posizioni, costituisce un buon aggregato della copertura mediatica in quei giorni. Rileggere quei pezzi, ora, fa nuovamente andare il sangue alla testa per i toni provinciali e il pessimo lavoro di non approfondimento (con circa 30mila persone spazzate via dallo tsunami e un paese sotto shock e di fronte a danni di portata immensa, si è riusciti a dare spazio alle fobie di chi non mangiava più sushi in Italia...).

Adesso che finalmente, dopo diverse inchieste, arriva anche la conclusione di quella più importante, voluta dal parlamento giapponese, da noi non se ne accorge quasi nessuno. Nulla sui giornali di carta, poco su quelli online.

Pazienza. I media stranieri, per fortuna, ci aiutano a riempire questo vuoto. Oltre ai soliti sempre attenti, come The Guardian o il New York Times, El Pais pubblica un lungo articolo intitolato «El desastre de Fukushima "fue un error humano y pudo haberse evitado"», che collega i risultati dell'inchiesta alle notizie più recenti. Domenica scorsa, a poco più di un mese dalla chiusura di tutti i reattori nucleari giapponesi decisa per fare una valutazione di sicurezza a tutto tondo, è stato riattivato il reattore 3 della centrale di Ohi, nella zona ovest del paese. A breve riaprirà anche il reattore 4, misura ritenuta necessaria per far fronte alla richiesta di energia in questo periodo.

Anche Ars Technica dedica ampio spazio alla pubblicazione dei risultati dell'inchiesta con l'articolo «Fukushima: a disaster made in Japan» e con un link diretto alla versione inglese del report: The national Diet of Japan - The Fukushima Nuclear accident independent investigation commission.

Una lettura molto istruttiva, quella del report. E' la prima volta, e il sito del Parlamento lo sottolinea, che il Giappone fa una inchiesta con una commissione indipendente in 66 anni di storia costituzionale. E i risultati sono molto espliciti: la catena di comando, sia quella istituzionale che quella della Tepco (l'azienda che aveva in carico la centrale di Fukushima) non solo non ha funzionato nelle ore e giorni successivi all'incidente, ma nemmeno prima. Quando non sono state recepite e messe in atto misure sufficienti ad alzare il livello di sicurezza della centrale. Perchè è accertato che dal momento della costruzione della centrale, diversi decenni fa, allo scorso anno le conoscenze scientifiche e tecniche in materia sismica sono aumentato e il livello di sicurezza della centrale, al contrario, non è stato migliorato. E, sempre secondo la commissione, non è escluso che anche da un terremoto di entità minore di quello che poi si è verificato avrebbe potuto causare l'incidente. Non è quindi corretto attribuire quello che è successo solo allo tsunami, come sembra aver sempre sostenuto la Tepco.

Fukushima I and II Nuclear Accidents Overview Map showing evacuation and other zone progression and selected radiation levels as of March 15 - CMG Lee and OpenStreetMap contributors, CC-BY-SA

Ma c'è un elemento in più di estremo interesse nel documento giapponese. L'inchiesta infatti identifica nella cultura stessa del Giappone, rigorosa, obbediente alle regole e poco portata a sollevare eccezioni e critiche, un fattore di rischio in eventi di questa portata. Quasi a dire che il non mettere mai in discussione le decisioni governative, il fidarsi ciecamente e in modo quasi acritico nei confronti del sapere tecnico-scientifico cui era affidata la gestione del rischio ha contribuito ad aumentare i rischi e a non mettere in atto misure più stringenti di sicurezza. Una autocritica forte e a tutto tondo, che investe la sfera culturale e sociale. Non solo un report tecnico. Che avrà necessariamente ricadute sulla discussione, già vivace come non lo è mai stata, interna alla società giapponese su come procedere in materia di scelte energetiche per il futuro del paese.

Nei mesi scorsi qualcosa è cambiato. Dopo lo stordimento delle prime settimane, il Giappone ha visto per la prima volta il sorgere di associazioni spontanee di cittadini, di movimenti di protesta, di comitati. Ci sono manifestazioni di piazza che non si erano mai viste. Lo racconta e documenta molto bene Paolo Salom, giornalista del Corriere della Sera, nel suo e-book «Fukushima, lo tsunami delle anime» (Quintadicopertina, 2012). E ce ne ha parlato, in diretta, venerdì 5 luglio a Radio3Scienza.

Salom, diversamente da molti colleghi, non racconta cose raccolte qui e là al telefono o girando sul web. Lui nei giorni dopo l'incidente ha preso un aereo e ha fatto, come lui stesso lo definisce, il viaggio del salmone: si è avvicinato a Fukushima mentre tutti scappavano. E il libro racconta, in modo dettagliato, il viaggio, le interviste, gli incontri. E racconta anche, nei mesi successivi, la costituzione di comitati attivi, la nascita di posizioni di dissenso e non allineate, come d'abitudine in Giappone, alle istituzioni principali.

Ora, con la pubblicazione del report parlamentare, sembra che le istituzioni diano ragione a chi per primo ha deciso di farsi delle domande. Perché essere un popolo molto avanzato, tecnologicamente e socialmente, non significa rinunciare a mettere in discussione scelte e politiche i cui effetti non sono sempre controllabili, non sempre prevedibili e, in molti casi, neppure purtroppo rimediabili. A Fukushima la vita è certamente cambiata in modo drammatico, e sarà così per molto molto tempo. E' inutile discuterne solo a suon di proclami, da un lato e dall'altro. Ma è utile e necessario discuterne ed è davvero pericoloso, e ingiusto, dimenticarsene. (elisabetta tola)

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