La Grande Mela Gialla
9 Luglio Lug 2012 0418 09 luglio 2012

Io vivo nella citta' piu' vivibile del mondo! Davvero?

Il prestigioso giornale The Economist pubblica da tempo la classifica delle città dove si vive meglio al mondo, e lo fa mediante la sua sezione EIU ovvero Economist Intelligence Unit. Fino allo scorso anno questa classifica utilizzava determinati parametri – stabilità economica e sociale, salute, cultura e ambiente, educazione e infrastrutture- ma quest’anno, il gruppo ha deciso di avviare una sorta di contest aperto per definirli meglio aggiungendone alcuni ancora non calcolati.

Hanno partecipato a questo ‘concorso’ professionisti da tutto il mondo ma ha vinto un italiano: Filippo Lovato, architetto collaboratore dell’Urban Center di Venezia.
Lovato ha proposto il Spatially Adjusted Liveability Index con 7 nuovi indicatori tutti correlate al concetto di spazio: spazi verdi, assetti naturalistici, culturali, connettività, isolamento, inquinamento e, il più interessante, lo sviluppo selvaggio ovvero l’espansione urbana incontrollata. Ad essi ha attribuito un punteggio da 1 a 5 e i risultati sono stati combinati con gli indicatori tradizionali dando vita, così, a una nuova classifica (che pecca, però, di completezza in quanto Lovato ha investigato 70 città sulle 140 della classifica EIU).

Premessa debita perché ora vi dirò che al primo posto della nuova lista c’è Hong Kong! La Grande Mela Gialla ha, così, scalzato via dal primo posto Melbourne, Australia e fatto arrabbiare, non poco, anche altri australiani. Gli abitanti di Sydney, che occupava nella classifica precedente un dignitosissimo quinto posto, sono stupiti di fronte alla nuova ‘regina’ e in questo articolo uscito qualche giorno fa sul Sydney Morning Herald, si analizzano pro e contro.

I fattori di espansione e isolamento sono quelli che hanno più inciso nell’allontanare la città australiana dal vertice della classifica, e mentre la contestazione rispetto ad Hong Kong si pone sul valore dell’inquinamento - a ragione sottolineo -, rispetto allo sviluppo Sydney sembra fare mea culpa e l’autore dell’articolo consiglia al Premier O’Farrell di tenere in considerazione un’espansione incontrollata che rende la città sempre più dispersiva.

Compatti ed efficienti, e magari ricchi.
This is Hong Kong, baby!

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