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10 Luglio Lug 2012 2325 10 luglio 2012

Peter Sagan e Thibaut Pinot, quei ragazzini che si stanno prendendo il Tour de France

Domenica scorsa 8 luglio Thibaut Pinot ha vinto l’8ª tappa del Tour de France 2012. L’evento ha fatto sensazione perché Pinot è il corridore più giovane tra i 198 partiti nell’edizione di quest’anno, avendo compiuto 22 anni il 29 maggio. Talmente giovane per gli standard del ciclismo contemporaneo che il suo direttore sportivo, Marc Madiot, al Tour non voleva portarlo perché considerava Pinot troppo immaturo fisicamente e mentalmente per una corsa così pesante.
Peraltro, in 3 tappe precedenti dello stesso Tour, disputate l’1, il 3 e il 6 luglio, a vincere era stato Peter Sagan, pure lui giovanissimo avendo compiuto i 22 anni il 26 gennaio.
Non è una novità, né del ciclismo né dello sport in generale, che dei giovanissimi spacchino le corse cui prendono parte. Ma 2 insieme, al livello in cui si stanno muovendo loro e nel modo in cui hanno vinto, sono segnali di deciso cambiamento.

La spiegazione di Pinot della sua vittoria, riportata da Marco Pastonesi sulla Gazzetta dello Sport del 9 luglio, è che conosceva le strade della corse essendo nato a 20 km dalla sede dell’arrivo. Normale, per lui anche il modo in cui è arrivato, cioè in solitudine dopo aver ripreso una fuga e aver staccato tutti gli avversari: «Devo arrivare da solo, perché allo sprint sono negato».
In effetti le sue statistiche, pubblicate dalla Wikipedia, lo descrivono più come scalatore che come scattista: la sua prima vittoria da professionista l’ha ottenuta lo scorso anno vincendo la Settimana Lombarda grazie alla tappa con arrivo alla Presolana.

Un po’ più articolato è il discorso relativo a Sagan. Lui vince qualsiasi tipo di corsa si disputi in sella a biciclette, e non solo su strada: tra ciclocross e mountain bike ha conquistato 5 medaglie di cui 2 d’oro tra Mondiali ed Europei (fonte Wikipedia).
Nel ciclismo professionistico su strada è arrivato nel 2010 nel team Liquigas, e ha già ottenuto 36 vittorie, di cui 12 nella stagione in corso. Il suo modo di vincere è universale, tanto che c’è chi lo accomuna a quello di Eddy Merckx (il cannibale delle 426 vittorie in carriera su 1˙852 corse disputate su strada, senza contare le altre specialità – sempre da Wikipedia).
Particolarmente impressionante è stata la tappa del 6 luglio, in cui Sagan si è buttato a fare la volata da solo e senza il treno di squadra nonostante in lizza ci fossero anche Matthew Goss, già 3° e 2° in due volate precedenti di questo Tour, e André Greipel, vincitore delle volate della 4ª e 5ª tappa. E nonostante Goss e Greipel avessero compagni di squadra, Sagan li ha preceduti finendo addirittura a braccia alzate.

Ok, Merckx forse era un’altra cosa, anche per quanto riguarda la precocità: vinse la sua prima grande classica, la Milano-Sanremo del 1966, che non aveva ancora compiuto i 21 anni d’età. Ma questi due, Pinot e Sagan, sembrano belli convinti e avviati verso una carriera da dominatori.

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