Marchionne veste Prada
10 Luglio Lug 2012 0819 10 luglio 2012

PPR fa shopping in Cina: Pinault è pronto a comprare un luxury brand locale

Nonostante i tassi di crescita dell'economia cinese stiano rallentando rispetto alle performance degli ultimi due anni, nel 2012 la Repubblica Popolare rimane una specie di Eldorado per il settore beni di lusso: secondo Altagamma infatti le vendite di luxury goods in loco cresceranno del 18-20% entro la fine dell'anno. Un bel ritmo, se si pensa alla crisi che ha investito l'Europa (ma che grazie ai turisti risparmia ancora una volta il lusso): la Cina - ormai è chiaro a tutti - è un'onda da cavalcare. Se all'inizio la si è vista come un terreno privilegiato sul quale vendere le griffe italiane aprendo negozi a tappeto per soddisfare la voglia di lusso europeo manifestata dai nuovi - e giovani - ricchi cinesi, oggi qualcosa sta cambiando.

Monsieur François Pinault, cui fa capo il polo del lusso PPR (di cui fanno parte, tra gli altri Gucci, Bottega Veneta, Puma e Fnac) pare sia in trattativa per l'acquisto di un marchio del lusso locale (almeno secondo quanto riportato dal quotidiano USA WWD): PPR sarebbe pronta ad ampliare il proprio porfolio guardando ad Est, concentrandosi però su un marchio con una propria forte identità.

Se i marchi cinesi in europa sono pressochè sconosciuti - le "cineserie" sono da sempre qualcosa che poco ha a che fare con la qualità che l'Italia è abituata ad attribuire alla moda di lusso - questo non vuol dire che non esistano: in un articolo comparso su China Daily (che linko: http://www.chinadaily.com.cn/bizchina/2012-05/01/content_15180504.htm) è comparsa una ricerca dell'UIBE di Beijing che parla di come la Cina, nei prossimi anni, svilupperà in modo sempre più rilevante i propri luxury brand. L'articolo cita 10 etichette che spaziano dalla moda (NE-Tiger e Shanghai Tang) ai liquori (Moutai, Wuliangye e Langjiu). Una bottiglia di Moutai, atanto per fare un esempio, di recente è stata battuta all'asta per circa 60mila usd.

Tornando a PPR, nel 2011 i mercati emergenti hanno impattato sulle vendite del gruppo in modo sensibile: 38% per la divisione luxury e 35% per la divisione lifestyle. Questo approccio diretto al mercato cinese non potrà che essere una corsia preferenziale alla conquista dell'est.

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