Andrea Cinalli
Serialità ignorata
12 Luglio Lug 2012 1726 12 luglio 2012

I giornalisti delle serie tv? Belli, ma sfigati

Fisico mozzafiato, sguardo penetrante, ma parecchio sfortunati: così la serialità d’oltreoceano tratteggia i cronisti

Ligi al dovere, mai disposti a battere la fiacca, e pure col fisico scultoreo e sguardo seducente. Il quadretto dipinto dai telefilm americani pare una strizzata d’occhio al mondo del giornalismo. O almeno la sembrerebbe se non fosse per una striatura non indifferente: i reporter sono descritti come imbranati, impacciati, talvolta presuntuosi e ignoranti (di storia e grammatica sembrano non saperne mezza!). Con una vita privata inesistente, placano i dolori della solitudine a forza di scopate col primo avventore del bar dietro la redazione, mascherano ansie e turbamenti dietro una corazza inscalfibile, si ritrovano costantemente in bilico tra depressione e la frenesia per l’incarico successivo.
Perché mai chi preserva un briciolo di buon senso vorrebbe proseguire un’esistenza segnata da incertezze e precarietà? Puro masochismo? Nah, magari un pochino. Una giusta motivazione che gli impedisce di battere in ritirata, mandare al diavolo quel tiranno del direttore e spulciare gli annunci di lavoro qua e là in realtà c’è, e va identificata con una passione viscerale: quel “sacro fuoco del giornalismo” di cui vagheggiava Chloe Sullivan a un insicuro Clark Kent, in “Smallville”.

Quell’amore travolgente e incondizionato che li spinge a tamburellare sulla tastiera del pc a notte fonda, che li trascina negli angoli più insidiosi e remoti pur di raccogliere qualche dichiarazione/testimonianza/avvisaglia di scoop.
Gli esempi si sprecano. C’è il legame forte e indissolubile che Lois Lane (“Smallville”) intrattiene dapprima con l’Inquisitor. Questa, impavida e integerrima, se ne infischia della reputazione: la dignità può anche andare a farsi benedire se ha la possibilità di mettere le mani su un succoso scoop. L’avvenenza certo non gioca a suo svantaggio, ma quella capacità di attirarsi beghe e guai alla stregua di un magnete lede non poco a una carriera che stenta, irrimediabilmente, a decollare. Poi arriva l’occasione d’oro: fare il salto di qualità tuffandosi nel giornalismo “serio” del Daily Planet. Una possibilità unica che la bella Lois coglie al volo e che le avrebbe permesso addirittura di ascendere alla carica di editrice se avesse rivelato il segreto di Clark, come mostrato in un episodio “what if…?”, uno di quelli che illustrano realtà parallele o alternative.

Quando si menzionano giornaliste gnocche ma maldestre non può che balzare in mente quel figurino di Willa McPherson: con fare inesperto ciondola per la redazione del DirtNow fiutando compitini cui assolvere. Almeno finché l’algida direttrice, Lucy Spiller, le affida il primo pezzo importante. Un’occasione che una strafatta Willa si vede, però, sfumare quando torna in redazione a mani vuote: il tutto a causa di una generosa striscia di coca gentilmente offertale dalla pusher alla quale avrebbe dovuto strappare una confessione. Mai che gliene andasse una giusta, alla povera Willa. Inutile dire che per affermarsi, divenendo una delle firme di punta, si farà in quattro. A raccogliere la corposa eredità dei predecessori ci pensano i cronisti di “The Newsroom”, la serie HBO fresca di debutto e firmata da sua maestà Aaron Sorkin (“West Wing: Tutti Gli Uomini Del Presidente”, “The Social Network”). Un telefilm che delinea uno scenario televisivo dominato dall’informazione di puro intrattenimento, che mira poco a orientare le scelte del pubblico in merito alla politica preservando obiettività e imparzialità.

Situazione alla quale si prefigge di porre rimedio un manipolo di giovani appena sfornati dalle scuole di giornalismo, sotto l’egida dell’anchorman Will McAvoy (Jeff Daniels) e la produttrice MacKenzie McHale (Emily Mortimer). Fra costoro, le nuove leve per cui il telespettatore subito simpatizza, sono Neal (Dev Patel), Maggie (Alison Pill) e Jim (John Gallagher Jr.), i tre sfigati della serie: il primo riveste la parte del secchioncello con l’incarico di curare il blog del notiziario e sondare siti Internet, la seconda quella dell’ambiziosa giornalista determinata a scalare la vetta del successo ma afflitta da ansie e tensioni, mentre il terzo – invaghitosi della sopracitata Maggie – impersona il braccio destro della produttrice che inanella una serie di rifiuti da parte della timida collega.
Meriterebbe ulteriori approfondimenti, questo gioiellino seriale. Peccato (o per fortuna) non poterglielo concedere su “Serialità Ignorata”: dopo una modesta partenza con 2,1 milioni di telespettatori, è stato sottratto alla scure della cancellazione aggiudicandosi il rinnovo. Gli sfigati popolari, alla faccia del paradosso.

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