Nuovo Mondo
12 Luglio Lug 2012 0843 12 luglio 2012

Ma quale guerra! Siamo solo alla vigilia del Corralito europeo

Siamo in guerra? No, magari! Quello del premier Monti è solo un modo colorito e politico per avvisare gli italiani che ormai siamo ai confini con l’Argentina del 2001, con la differenza che noi non abbiamo gli attributi e la fermezza che dimostrarono gli argentini in quell’occasione. Lì, la guerra ci fu sul serio, ma l’Argentina si svegliò dal torpore e si salvò, con le sue mani.

Nel 1999 l’Argentina veniva, come noi, da un governo ebbro di feste, donne, calcio, tv e clientelismi di Carlos Menem, che provocò evasione fiscale alle stelle, innalzamento dei tassi e del rischio-paese, il crollo del PIL, la disoccupazione in doppia cifra, specie quella giovanile al 30%, la piena sfiducia di investitori ed il debito pubblico ai massimi storici. Però, anche il buon Menem, come il Cavaliere, sorrideva, diceva che il paese era solido e che le banche erano forti ed i ristoranti pieni.

Chi venne dopo di lui, non era un gruppo di grigi tecnici, ma aveva nelle sue fila Domingo Cavallo, economista, docente, di scuola americana, una delle migliori menti sudamericane, che aveva due strade percorribili. La prima portava a dichiarare la fine della parità peso/dollaro, ad avviare una svalutazione controllata ed incentivare il lavoro riducendo la flessibilità, ristatalizzare a fronte di privatizzazioni false e realizzate a metà, diminuire la forbice sociale nel paese (cose che vennero realizzate solo dopo il default). La seconda invece portava ad assecondare le immense richieste provenienti dagli organismi internazionali per ottenere credito, aiuto e fiducia formale.

Il governo De La Rua-Cavallo scelse la seconda ovvero: aumento progressivo dell’IVA e di altre imposte, taglio del budget sui lavori pubblici, sui servizi sociali, sulle università, taglio del 15% della retribuzione dei dipendenti pubblici, aumento dell’età pensionabile per garantire il sistema ed infine la Legge Deficit Zero, imposta dal Fondo Monetario Internazionale che chiedeva all’Argentina di «fare i compiti» per rinegoziare il debito e tagliava le previsioni di crescita (noi abbiamo l’UE e le agenzie di rating, a ciascuno il suo).

Ovviamente la favola finì quando iniziarono le restrizioni nei pagamenti sul contante ed il blocco dei prelievi. Le banche rifiutarono di pagare per non trovarsi completamente scoperte e le persone entrarono nel panico più totale ed iniziarono a scendere in piazza, ma non con le maschere di carnevale. Il Corralito lasciò sulla strada, imprese fallite, investitori con carta straccia in mano, disoccupazione al 30%, capitali esteri in fuga totale oltre a mettere in fuga un presidente con un elicottero, cambiarne quattro in due settimane, perfino 40 morti. Era il dicembre 2001.

Ma stiamo parlando dell’Argentina, di quel paese che con una nuova gestione Kirchner iniziò a limitare le sue importazioni e ad esportare, quindi a produrre, soprattutto nel settore agricolo, dove l’emissione di titoli divenne più fruttuosa, seppur meno redditizia per i privati, dove venne riformato completamente l’assetto politico-economico, fissato un tetto per gli stipendi parlamentari, tassate le rendite finanziarie, eliminate alcune delle esenzioni all’imposta sul reddito, ridotta progressivamente l’IVA, rinegoziato il debito. Ma è una storia a lieto fine, mentre quella nostra e quella spagnola finiranno con un Corralito tutto europeo.

La guerra di Monti non è contro i vizi del passato o del presente, ma contro le conseguenze del cimitero sociale ed economico che ci attende in futuro e non la condurrà lui, ma la lascerà ai posteri. Non è un caso che a Stanford studino il confronto fra Italia e Spagna con l’Argentina del Corralito ed a Buenos Aires sembra si guardino allo specchio, vedendoci parlare di pareggio di bilancio ed austerità ad oltranza. E chi lo fa sono premi Nobel come Krugman e Stiglitz e gli fanno eco economisti argentini come Kliksberg e Lavagna…Speriamo solo che questo post non faccia salire lo spread


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