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12 Luglio Lug 2012 2215 12 luglio 2012

Più donne che uomini nelle grandi squadre dell’Olimpiade di Londra 2012

Nella squadra che rappresenterà gli Usa all’Olimpiade di Londra 2012 ci saranno 269 donne e 261 uomini. È la prima volta che si verifica una maggioranza di donne. E non è un fenomeno limitato a una sola nazione. Anche la squadra cinese segue lo stesso trend: avrà 225 donne e 171 uomini.
Il bello è che queste cifre non sono il frutto di un accordo politico, o di una maggior attenzione alle «quote rosa». Ognuno degli atleti partecipanti all’Olimpiade è lì perché ha vinto tornei di qualificazione, o ha ottenuto i minimi di prestazione necessari. Ognuno di loro, maschio o femmina, è lì perché se lo è meritato.
Anche la rappresentativa italiana sta seguendo lo stesso trend: le azzurre presenti a Londra saranno 126, gli azzurri 165. In percentuale fa il 43.3%, che è quasi il doppio di quanto avvenne solo 20 anni fa, all’Olimpiade di Barcellona 1992, quando le azzurre furono 76, ovvero il 23,6%.

Nel commentare queste notizie, Enrica Speroni su la Gazzetta dello Sport del 12 luglio ha trovato le parole più giuste: «Se una ragazza fa sport non è più vista solo come un maschiaccio, se ha le stesse possibilità di scelta del fratello, se le strutture sono pensate anche al femminile ne guadagnano tutti, perché chi può esprimere le proprie potenzialità è una persona ricca. E trasmette positività».

Se una donna fa sport, non è un fenomeno da baraccone, bensì una persona che può mettere a frutto i propri talenti. E se ha carisma può anche interpretare un ruolo significativo come quello di portabandiera nella cerimonia di apertura.
Questo carisma, per l’Italia, ce l’ha Valentina Vezzali, che infatti sarà la nostra portabandiera a Londra. Così come saranno donne le portabandiera di nazioni come il Bahrain e il Qatar. Nazioni, queste ultime, di religione musulmana, e confinanti con l’Arabia Saudita che invece le proprie donne sportive sembra boicottarle: potranno andare all’Olimpiade solo a 3 condizioni, cioè la presenza di un parente maschio durante le gare, l’adozione dell’abito tradizionale arabo in luogo della tenuta di gara standard globalizzata, e il divieto di accesso a luoghi aperti anche ai maschi.

Come se le donne non fossero persone bensì cose strane, di cui aver paura al punto da tenerle nascoste. Ma se l’umanità migliora è grazie ai talenti di tutti gli individui che la compongono. Tutti, non soltanto metà.

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