Andrea Cinalli
Serialità ignorata
15 Luglio Lug 2012 1005 15 luglio 2012

La tv specchio degli italiani?

Bigotti, superficiali e saccenti: non sarà che i criticati personaggi tv in fondo, in fondo incarnano alla perfezione vezzi e atteggiamenti dell’italico popolo?

Non li tolleriamo più. Appena si palesano sui nostri schermi tv, subito ci lanciamo ad agguantare il telecomando e a fare zapping prima che le parole vuote di vallette e conduttori bigotti ci feriscano le orecchie. Storciamo il naso e abbozziamo smorfie di disappunto al solo udire le problematiche che donnine apparentemente pudiche sbandierano in talk show di dubbia utilità: coppie scoppiate, cuori infranti. Problemi ai quali l’anchorman di turno si premura di porre soluzione direttamente in studio, a colpi di “carrambate” e frasi fatte e smielate, rifugiandosi nel più classico dei “volemose bene”. O magari proponendo di affogare i dispiaceri della vita privata in qualche gustosa ricetta mostrata nell’apposita rubrica del programma, perché – si sa – da buone forchette mai ci esimeremmo dallo sbavare dinanzi alla preparazione di un piatto elaborato.
Mezzucci, escamotage, discorsi carichi di retorica che hanno interdetto milioni di telespettatori, quelli cui proprio non va giù l’ingente pagamento di una tassa per il “nulla televisivo”. Quelli indisposti a scendere a patti con una realtà televisiva dominata da “zoccole”, da bimbetti che si ergono a cantanti navigati, da tg imbevuti di sola cronaca nera, da fiction che niente raccontano. Quelli che auspicano una rinascita del sano intrattenimento e della giusta informazione. E a ragione.

Ma non sarà che – parafrasando una giunonica Caterina Caselli – “la verità ci faccia male”, e dunque tacciamo il teleschermo di volgarità pur di ignorare l’inesorabile triste verità? Ossia, che ciò che quotidianamente passa in tv non sia altro che una trasposizione dei rapporti fasulli, delle chiacchierate frivole che intavoliamo a lavoro e a casa, con parenti, amici, famigliari e colleghi?
Esempio lampante: ci lagniamo dei tg nostrani per l’eccessiva – morbosa – attenzione riservata alle vicende di cronaca. Ma perché poi, quando coi compagni di bevute ci rifocilliamo al bar, una pacata dissertazione sull’ultimo film visto finisce per scadere in un’improvvisata indagine per omicidio, assumendo i ruoli di novelli Dale Cooper, Veronica Mars e – tanto per restare sui lidi nostrani – Salvo Sottile?

Si pretende di scandagliare la vita della vittima di turno sulla base delle poche notizie trapelate alla stampa, elaborando ipotesi tanto fantasiose da far sganasciare il più ingenuo dei poliziotti: “è lui il killer, si vede dalla faccia”, “sicuramente qualche rom o marocchino che abitava in zona”. E poi si additano le Forze dell’Ordine di incompetenza, perché con qualche illazione “noi il caso l’abbiamo già risolto, prima di quessi”.
Anche sul fronte “zoccole” si registra un’ipocrisia dilagante. Detestiamo l’idea che quattro galline vengano stipendiate con fior di quattrini per ancheggiare negli intermezzi musicali tra uno sketch e l’altro, ma chiuderemmo pure un occhio sulla procace sventolona che sfoggia poppe al vento su magazine e pubblicità televisive. Anzi, c’è persino chi la giustificherebbe con un’ingenua definizione: “E’ arte!”
A nulla sembrano valere i tentativi di affrancarsi dall’immagine che ci restituisce quotidianamente il panorama tv. Eppure, in periodo di crisi – convengono in tanti – si è soliti schiarirsi le idee, ridefinire le giuste priorità. Che non sia giunto il momento di un po’ di coerenza anche per gli italiani?

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