L’accattone
15 Luglio Lug 2012 1636 15 luglio 2012

Si stava meglio quando si stava meglio: la crisi va al cinema

Lamentarsi quando le cose vanno più o meno bene è un conto, ma quando vanno male c'è poco da ridere. Tira una brutta aria e la crisi ormai va anche al cinema. Due scene, da due film in particolare, mi hanno colpito recentemente. Parliamo di Margin Call, film sulla crisi fin dal pitch, e l'ultimo Cronenberg : Cosmopolis. Da una parte si mostra, la sensazione di non aver ancora capito cosa sta accadendo, perché le grandi svolte si capiscono solo dopo, dall'altra, in Cosmopolis, il senso della mancanza di soluzioni possibili.

Iniziamo da quest'ultimo, claustrofobico e un po' deludente. Girato dentro una limousine col mondo fuori che sembra in subbuglio (ma non così tanto), Cosmopolis mostra che a riproporsi, con la crisi, è una vecchia opposizione: quella tra i potenti e gli oppressi. Elegantemente, Cronenberg prende il punto di vista del potente, che ha comunque più stile, più classe (un dimesso Paul Giamatti contro la nuova star Robert Pattinson). In un film che stenta a decollare, l'ultima scena è un grande momento cronenberghiano. I due si affrontano, finalmente, ma non sanno neanche loro bene perché. In venti interminabili minuti ripresi pari pari dai dialoghi di De Lillo, pare che “lo scontro finale”, tanto atteso, non porti da nessuna parte. Una voce fuori campo sembra dire: e quindi? Lo spettro di Cosmopolis non è tanto quello del capitalismo, come mostra un'insegna luminosa a Times Square in una scena del film, ma quello che non ci siano altre possibilità.

Dall'altra parte c'è questa scena di Margin Call : in decappottabile su un ponte di New York, uno dei protagonisti annuncia : “La vedi questa gente ? Non hanno idea di cosa sta per accadere.” E come mi suggerisce Greta, in quel momento una strana sensazione percorre la sala, come se Peter Sullivan, non si stesse riferendo ai passanti di New York del film, o ai newyorchesi del 2008 quando la Lehman Brothers è fallita, ma agli spettatori, dall'altra parte dello schermo. I personaggi guardano i passanti dalla decappottabile e sembra che guardino fuori dallo schermo, riferendosi a noi, che non abbiamo ancora idea di cosa sta per accadere. A percorrere la sala è proprio un brivido.

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