Jacopo Tondelli
Post Silvio
16 Luglio Lug 2012 0754 16 luglio 2012

Cara Minetti, per carità non si dimetta

Eh no, cari Alfano, Formigoni e Berlusconi. Eh no, troppo facile dare la colpa e la croce a Nicole Minetti. “Oggi si deve dimettere”, tuona un obbediente Angelino Alfano abituato a legare l’asino dove il padrone (e chi sarà mai) vuole. Chissà poi perchè. Un bel giorno, tutto di un colpo, il Berlusconi pronto a tornare in campo e convinto di poter guidare nuovamente il vecchio partito con un nome nuovo e poi il paese, decide che il problema è Nicòle e tutto quel che rappresenta. E quindi, improvvisamente, fa pressing perchè si dimetta. Quasi a cancellarla dalla scena pubblica, convinto che il problema di consenso discenda tutto da quelle feste organizzate con lei. E così, cancellandola dalla scena, essa sparirebbe anche dalla memoria: di Berlusconi e degli italiani.

Ecco, sono queste tutte ottime ragioni per chiedere a Nicole di resistere, di incollarsi alla poltrona di consigliere regionale lombardo, di non muovere un passo e continuare a mostrarci faccia ammiccanti, pantaloni attillate, magliette mille miglia sopra le righe. No no, non perchè vogliamo una pin up politica in copertina: ma perchè lo scandalo di Nicole esiste, e deve continuare ad essere ben rappresentato. Troppo facile cacciarla a pedate dopo averla infilata nel listino bloccato di Formigoni.

Nicole deve rimanere al suo posto, e ricordare ogni giorno a Berlusconi con che rispetto ha trattato i cittadini lombardi infilandola là dove le preferenze non servono, e dove le polemiche e le annotazioni dei radicali sulle firme false finiscono poi nel dimenticatoio. Deve ricordare ai cittadini lombardi stessi che, più o meno coscientemente, hanno scelto di averla consigliere e hanno ritenuto che votarla, votando Formigoni, non era un problema (peraltro, l’alternativa era il Pd a guida Penati ed è obbligatorio ricordarsi anche di questo). Deve stare al suo posto, Nicole, anche per non farsi dimenticare dal governatore Formigoni: l’unico che, dopo tutto, dopo tre legislature, aveva tutto il diritto di dire “no”, e invece preferì dire sì, per poi trovarsi una sera sulla spiaggia di Rmini, in pieno meeting, a dire che la Minetti “fu un gravissimo errore di Berlusconi” e che “per quanto ne sapevo era solo una ballerina di Colorado Caffè”. Ottima ragione per farsela imporre consigliere. 

Insomma, Nicole non muova un passo. Stia ferma immobile. Continui a svolgere la sua salutarissima funzione di scandalo per la politica italiana e per la Lombardia dell'efficienza. Anzi, se vuole fare ancora meglio, rinuncia allo stipendio di consigliere, lo devolva alle casse della regione, ai servizi sociali, a chi ha bisogno di quei soldi. Quel ricco emolumento per un lavoro non suo è l’unico scandalo intollerabile di questa storia. La sua permanenza in Consiglio e sulle copertine, invece, è il manifesto di un tracollo che dobbiamo continuare a sventolare. 

p.s. Il Nobel del giorno va alla deputata del Pdl Barbara Saltamartini che ha spiegato che la Minetti non ha preso voti, per questo è giusto che si dimetta. Il principio vale dunque per tutti gli eletti nei listini bloccati delle Regionali? O per tutti i parlamentari eletti col Porcellum (Saltamartini compresa)?

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