Rodolfo Toè
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17 Luglio Lug 2012 0904 17 luglio 2012

Il "Librocidio" della Croazia negli anni Novanta.

Un recente libro mette in luce quanto avvenuto in Croazia durante gli anni novanta, quando milioni di libri vennero eliminati a causa della loro "non conformità" ideologica.

La scorsa settimana, a Zagabria, è stato presentato un interessante libro ad opera di Ante Lešaja, professore universitario ora in pensione. L’opera è intitolata “Knjigocid – uništavanje knjiga u Hrvatskoj 1990-tih”, “Librocidio – la distruzione dei libri in Croazia negli anni Novanta”. In seicento pagine di ricerca affronta il tema dell’eliminazione dei libri dalle scuole, biblioteche, posti di lavoro, perché tacciati di essere affiliati al nemico Serbo o comunque “linguisticamente, alfabeticamente o ideologicamente non conformi” al nazionalismo Croato.

Lešaja si interessò a quanto stava succedendo per la prima volta negli anni novanta, quando nell’isola di Korčula, sua terra d’origine, vide sequestrare più di quattrocento titoli, principalmente opere dello scrittore jugoslavo (e serbo bosniaco d’origine) Branko Ćopić. Quando si rese conto che questo non era un caso isolato, l’autore si dedicò ad un ventennio di intense ricerche sul tema. Questo lungo saggio ne rappresenta il risultato.

In più di seicento pagine l’autore ha ricostruito i dettagli di quello che è stato ribattezzato, appunto, “librocidio”: “le stime contenute nel libro sono accurate, ma potrebbero dover essere riviste per eccesso”, dice Lešaja. “Sicuramente si trattò di più di due milioni di libri, che sparirono principalmente da biblioteche scolastiche, ma non soltanto. Diciamo che in generale ciò avvenne principalmente nelle fabbriche e nelle caserme”.

Viktor Ivančić, precedente editore del giornale satirico “Feral Tribune”, evidenzia come “non si trattasse di casi sporadici o isolati”, ma “di una vera e propria strategia decisa a livello statale, in continuità con la decisione di creare una lingua croata ‘pura’ all’indomani della guerra”. Per l’ex Presidente Croato Stipe Mesić, che fu anche l’ultimo presidente della Jugoslavia socialista, “è un bene che questo libro sia uscito e che si parli di quanto successo in quei giorni, perché spesso” ha concluso, “la distruzione dei libri precede quella di interi popoli”.

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