Education Chronicle
18 Luglio Lug 2012 0816 18 luglio 2012

Catania: un'educazione in Sicilia

Comincio col chiedere perdono ai lettori, in questo blog sull'international education, scriverò sì di un'educazione, ma a Catania. La mia.
La notizia della bancarotta siciliana, ritrita, tragica, conosciuta e ingoiata dai responsabili come un enorme uovo nel corpo di un serpente oggi mi fa parlare, e devo parlarvi di me. Che sono lontana dalla mia terra, e che ancor più lontana ne sono stata. La mia educazione è avvenuta in Sicilia, nella mia città a Catania. L'educazione a resistere all'indifferenza è lì che mi ha costretto a muovermi da una comoda vita da figlia unica abbastanza gatée. In questa storia non sono mai stata sola, i miei compagni di avventura erano belli e piumati, svegli, coraggiosi e cocciuti a combattere contro i potenti, i ladri e assassini di sogni, i mafiosi e i corrotti. Oggi nessuno di loro fa parte della classe dirigente siciliana. Al contrario qualcuno sta ai margini, altri in opposizione alla politica vincente. Cominciammo nel 1989 con un’associazione che ha conservato un nome dolce e fresco, Gapa Giovani Assolutamente Per Agire. Nel quartiere di Nitto Santapaola, raccoglievamo i bambini per strada con la scusa di un aiuto per i compiti, per avvicinarli, parlare con loro e le loro famiglie.
I miei compagni, oggi strenui combattenti in quel quartiere continuano a lavorare, hanno costruito una vera sede, innovano, insegnano, riuniscono le energie buone, con tutte le difficoltà del caso.
Ci sono. L'educazione che abbiamo acquisito ci faceva passare le notti nella sala riunioni di una parrocchia storica catanese, Santi Pietro e Paolo di Salvatore Resca, a discutere su come e quando e soprattutto in che modo denunciare l'esistenza di una discarica abusiva, dove i nostri bambini giocavano tra le carcasse dei cani morti nell'inquinamento che una vecchia conceria aveva irrimediabilmente provocato. E se dovevamo essere accanto ai servizi sociali troppo volte sordi alle tante chiamate del disastro o contro di loro e tutti gli altri complici silenti del massacro. Un'educazione contro chi sta seduto a guardare noi abbiamo ricevuto. Ce la siamo contagiata come un virus necessario, abbiamo assorbito nuovi stimoli da altri gruppi, abbiamo litigato, urlato, siamo scesi in strada, abbiamo scritto, abbiamo recitato e anche cucinato torte per autofinanziarci. Abbiamo creduto in qualche amministrazione che sembrava davvero risvegliare la città. Io più di altri lo confesso. Ma sono grata al rigore di chi ha conservato distacco e diffidenza nei confronti dei politici siciliani con le maschere del riso e del pianto di Pirandello indossate a proprio uso e consumo. Un'educazione contro l'indifferenza io non posso chiedere oggi ai ragazzi della mia città, non ho abbastanza voce, e di far questo mi sento indegna. Chi è nato nella nebulosa delle nostre amate città è ha vent'anni è stato utilizzato, bersaglio di false buone notizie, di corrotte verità. I genitori li stanno proteggendo.Troppo dicono in tanti. Anch'io lo dico loro. Della mancanza di educazione muore la mia terra, muore una popolazione meravigliosa, che ha nel cuore una sconfitta troppo pesante. Ricominciamo dall'educazione, apriamo le scuole tutta l'estate e anche la notte, raccogliamo i bambini con i maestri, rimettiamoci a discutere, a litigare, a inventare un nuovo pensiero. Non credete amici, che l'educazione ci salverà?

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