LOMBARDIA NEXT STATE IN EUROPE
18 Luglio Lug 2012 1831 18 luglio 2012

Downgrade Formigoni (Questo post non parla della Consigliera Minetti)

"Se non fosse in Italia la Lombardia sarebbe molto più considerata anche nelle graduatorie delle agenzie; siamo l'unica Regione a statuto ordinario in Europa che si mantiene un gradino sopra al proprio stato sovrano.

E' bene che il sistema italiano si renda conto che la nostra pazienza inizia ad avere limiti".

Roberto Formigoni, Governatore della Regione Lombardia

Non è la prima volta che Milano subisce un downgrade da parte delle Agenzie di rating, e all'epoca le dichiarazioni di Formigoni erano altrettanto "bellicose"

Regione Lombardia deve sganciarsi dalla Repubblica italiana non attraverso la secessione, a cui non credo, ma attraverso una autonomia fiscale e finanziaria.

Nel frattempo chiaramente non è cambiato nulla, il "federalismo", termine così bistrattato e invocato a caso, è niente altro che una chimera che, nello Stato italiano, non si avvererà mai.

Nel frattempo Milano ha subìto un altro downgrade (questa volta da parte di Moody's), assieme all'intera Regione e a Finlombarda, braccio economico della stessa.

Formigoni ha pienamente ragione, se la Lombardia non fosse in Italia sarebbe molto più considerata, non solo dalle "famigerate" agenzie di rating.

Basta vedere le valutazioni delle stesse (prendiamo ora in analisi solo Moody's) date agli Stati sovrani di dimensioni (economiche e demografiche) simili, se non inferiori, a quelle lombarde:

Austria Aaa Belgio Aa3 Danimarca Aaa Finlandia Aaa Olanda Aaa Norvegia Aaa Svezia Aaa Svizzera Aaa

Sono come possiamo vedere tutte in fascia "Prime" (le Aaa, niente può essere meglio di loro), tranne il Belgio, che è comunque in "High Grade".

La Lombardia Regione italiana si deve accontentare di un Baa1 "Lower-Medium Grade" (Grado Medio - Basso), perché, nonostante abbia un Prodotto Interno Lordo maggiore addirittura di una "Aaa" come l'Austria e maggiore potenza economica, non può compiere proprie manovre finanziarie, ma deve dipendere sempre da Roma.

Basti vedere l'ultimo caso, doveroso di approfondimento nei prossimi giorni, sull'impugnamento da parte del Governo dello Stato italiano sulla legge varata da Milano sulla possibilità, per le scuole lombarde, di adoperare una "chiamata diretta" agli insegnanti da assumere.

Nel frattempo, nel I semestre del 2012, ben 1.384 imprese lombarde, tra IRAP, IMU e quanto altro, hanno dichiarato fallimento, e altre di dimensioni maggiori devono vedersela con il "fattore Italia", cercando ovvero di dimostrare ai mercati finanziari che non hanno legami diretti con il possibile default dello Stato italiano pur di non perdere quote di mercato e quotazioni nelle proprie obbligazioni.

E chi può, porta la propria attività produttiva in quegli Stati come, Austria, Belgio e Olanda, che vengono visti come "Core", ovvero "Beni rifugio" per i risparmiatori che preferiscono investire i propri risparmi nei Buoni emessi da queste nazioni, addirittura quando i tassi finanziari sono molto bassi. Nel caso specifico l'Olanda, nella scadenza biennale dei propri Titoli, riceve ulteriori finanziamenti per essere finanziata (tasso -0,03%), ovvero i finanziatori preferiscono perdere qualcosa pur di investire in lei. Mentre lo Stato italiano, pur di avere finanziamenti esterni, deve promettere tassi molto alti.

I mercati finanziari, insomma, parlano chiaro. Gli investitori preferiscono investire in quegli Stati correlati con l'economia principale europea, ovvero quella tedesca ove tra l'altro vanno a finire buona parte dei 77 € miliardi di esportazioni lombarde (in aumento del 13% rispetto all'anno scorso, caso unico in Europa).

Ma la Lombardia non può farne parte, perché è all'interno del "Sistema Italia", e viene vista negativamente perché decide di far parte di uno Stato inefficiente e corrotto.

Non si può dar loro torto, se la Lombardia vuole entrare nel Club delle "Aaa", c'è una sola via: l'autodeterminazione.

E' ora, Formigoni.

www.prolombardia.eu

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook