Il cammello, l'ago e il mercato
19 Luglio Lug 2012 1448 19 luglio 2012

Cosa è successo a villa gernetto? Il vertice inesistente del cavaliere disarcionato

D’estate, si sa, i giornali hanno qualche difficoltà a riempire le proprie pagine. Ecco che una non notizia è meglio che nessuna notizia. Con un po’ di buona volontà, una non notizia può “reggere” anche per due o tre giorni. Di cosa dunque si parla?

Del summit fra Silvio Berlusconi, cavaliere disarcionato che pare ansioso di tornare in sella, il suo ex ministro Antonio Martino, il principino Luigi, e un numero imprecisato di premi Nobel per l’economia, che lunedì scorso si sarebbe svolto, a credere alle cronache, a villa Gernetto, una delle “36 che lui ce n’ha”, come canterebbero Jannacci e Fo (col che, almeno di striscio, un Nobel vero in questa storia c’è).

Nulla si sa del summit: né chi c’era, né cosa si sono detti gli illustri partecipanti. Il tutto per motivi, ci viene detto, di riservatezza (ma chi mai ha decretato la cancellazione dal nostro vocabolario della parola riserbo?).

Magari il vertice potrebbe esserci davvero stato, ma per quel che ne sappiamo la tempesta di cervelli, il brainstorming, potrebbe anche non essere mai avvenuto. Si tratterebbe, in tal caso, di un puro espediente mediatico, volto a rimpolpare un carnet di citazioni giornalistiche troppo scarno per chi di apparizioni mediatiche “si fa” da decenni; tanto da voler imporre, a un Paese stremato da tali apparizioni, ancora un buon numero di repliche.

Se invece il vertice c’è stato davvero, è probabile che esso sia servito all’ex premier per mettere a fuoco la propria strategia elettorale, fin qui erratica ed esitante. Il cauto sostegno al governo Monti si accoppia a dichiarazioni di netto segno contrario, come le uscite da discolaccio sull’euro, dal quale dovrebbe uscire la Germania: lo chiede lui!

L’idea di fare una campagna enti Europa ed anti euro, è evidente, lo tenta quasi quanto un’olgettina: è nelle sue corde quanto una cena elegante che sfocia in una serata burlesque. Così facendo potrebbe rubare spazio elettorale (nell’area della protesta “a prescindere”) a quel Beppe Grillo del quale, per capire la ragione di questo fenomeno, pare egli si sorbisca lunghi filmati. A dissuaderlo potrebbero essere solo due considerazioni: da un lato che così facendo regalerebbe Monti alla sinistra, dall’altro che anche in Grecia, alla fine, gli elettori hanno scelto di stringere la cinghia ancora, e di restare nell’euro.

L’uomo però è scaltro come pochi, e vuol tenersi aperte tutte le opzioni. Sa che da qui alle elezioni possono cambiare ancora tante cose; i rapporti con Monti potrebbero essere, a quel punto, comunque compromessi. Quanto al sostegno popolare per l’euro, magari gli eventi potranno (Dio non voglia!) averlo ancora indebolito.

Se davvero un mazzo di premi Nobel era lunedì scorso a villa Gernetto, Berlusconi avrà cercato di avere da loro lumi sulla validità della sua strategia. Che poi questa sia nefasta per il Paese, non lo sa forse, e comunque non se ne preoccupa.

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