Paolino Madotto
#Innovazioni
19 Luglio Lug 2012 1139 19 luglio 2012

Formazione Tecnica

Con insistenza si parla di agenda digitale e di innovazione tuttavia l'investimento su questi settori ha un rendimento differito, ha bisogno di investimenti iniziali molto alti che producono frutti dopo un periodo lungo.

Gli investimenti non sono solo di carattere meramente economico, spesso sono di sistema in quanto è necessario predisporre un ambiente culturale in grado di accogliere l'innovazione e in grado di disporre delle risorse necessarie a sostenere l'offerta.

Investire in ricerca è il primo tassello ma una volta che la ricerca è in grado di produrre un prodotto o un servizio che viene accolto dal mercato è necessario avere gli strumenti che producono, le "fabbriche" dell'innovazione sono le persone. Avere un numero adeguato di persone competenti, ben formate, preparate e aggiornate è una delle condizioni chiave del successo, non disporre di queste risorse significa non essere in grado a far fronte alla domanda e, nei fatti, dirigerla verso altri paesi che ne dispongono.

Il dibattito intorno alla formazione tecnica nel nostro paese e al basso tasso di laureati rispetto agli altri paesi OCSE è ormai vecchio di alcuni anni. Le riforme dell'università che si sono succedute spesso hanno escogitato dei meccanismi per facilitare la laurea delle persone senza tuttavia creare le condizioni di sistema. Anzi, mentre da una parte si spingeva sulle laure triennali per rientrare nelle statistiche OCSE, dall'altro si abbandonavano alcune caratteristiche nazionali che hanno sostenuto il nostro sistema produttivo negli anni del boom economico.

In particolare sono stati abbandonati gli istituti tecnici industriali e gli istituti professionali, diventuti sempre più il rifugio per quegli elementi di serie "B" che non erano candidati a proseguire gli studi ma neanche volevano fermarsi. Il combinato disposto tra la riduzione progressiva dei budget sulla scuola e l'idea che solo il liceo fosse il corso adatto per garantire l'accesso all'università hanno posto le basi ad un progressivo smantellamento del nostro sistema della formazione tecnica.

E' sicuramente vero che la formazione tecnica e professionale non preparava gli studenti ad una formazione generale e culturale necessaria prima come cittadini e poi anche come lavoratori della conoscenza tuttavia preparava personale qualificato da subito, persone con una mentalità tecnico-pratica e con buoni elementi di cultura scientifica. Il sistema delle imprese acquisiva il personale dalla scuola e lo preparava poi secondo le sue esigenze specifiche di azienda. Adriano Olivetti poi, nella sua visionaria azienda, aveva compreso che gli istituti tecnici dovevano avere una parte di preparazione umanistica che consentisse alle persone che li frequentavano di poter interpretare meglio anche il loro ruolo professionale. Purtroppo negli ultimi venti anni il sistema industriale ha sempre più risparmiato sulla formazione interna attribuendo alla scuola il compito di immettere sul mercato le figure necessarie ad essere subito impiegate non persone in grado di acquisire competenze e di riconfigurarle davanti ai mutamenti del mercato. Eppure proprio in questi anni abbiamo visto quanto è forte l'evoluzione tecnologica e quanto è necessario avere figure professionali che abbiano conoscenze tecniche, preparazione teorico-pratica, abilità ad imparare e cambiare il proprio bagaglio di conoscenze. Figure capaci di riconfigurarsi.

Sostenere l'innovazione significa predisporre un numero congruo di persone in grado di fare le "fabbriche". Se parlare di agenda digitale non è solo un mero esercizio finalizzato a spendere qualche fondo europeo e far guadagnare qualche società da progetti dai frutti inesistenti nel lungo termine ma una strategia paese che mette insieme tutti i soggetti in un programma di rilancio economico per i prossimi decenni, allora è necessario predisporre la formazione di personale ad alta qualificazione. Attività che può prendere anche dieci anni e che deve essere una priorità.

Avremo sempre più bisogno di una formazione tecnica che sia in grado di permeare tutti gli ambiti disciplinari, non è possibile che chi studia al liceo non abbia idea di come sia fatta la "scatola luminosa" che usa per telefonare e andare su internet e non è possibile che chi segua un percorso tecnico non conosca un minimo di filosofia o di storia dell'arte.

Viviamo in un mondo compenetrato di culture e approcci diversi e compito della formazione è quello di favorire la ricchezza che viene dall'incontro di questi elementi.

E' necessario pensare ad una formazione tecnica rivalutata, e le norme recenti sulla scuola secondaria consentono di farlo, che possa integrare ambiti di conoscenza umanistici (e viceversa) preparando figure in grado di entrare subito nel mercato del lavoro. Un mercato del lavoro che deve cambiare sia dando una legislazione che diminuisca la precarietà e la bassa valutazione economica del lavoro ma soprattutto deve cambiare l'impresa italiana poco propensa ad investire in tecnologie e innovazione incapace di uscire dal suo nanismo.

Se guardiamo alle nuove tecnologie vediamo quanto siano il frutto di una integrazione tra aspetti tecnici e aspetti umanistici. Come definire la tecnologia che è alla base dei social network? le competenze tecniche da sole non bastano. O quanto i prodotti tecnologici sono trainati dal design o quanto sia importante che il software abbia una interfaccia esteticamente bella e funzionalmente a misura d'uomo. Per produrre progetti sofisticati è necessario avere una formazione molto più interdisciplinare, ovviamente mantenendo una focalizzazione prevalente.

Anche su questo il modello olivettiano ci aiuta ad integrare diversi ambiti di conoscenza favorendo un modelo di formazione multidisciplinare. Sarebbe quantomai importante partire dalle scuole superiori ma anche l'università dovrebbe recepire la necessità di non specializzare troppo la conoscenza.

Per fare questo è necessario mobilitare il mondo della scuola. Mobilitare le risorse umane e il personale che troppo spesso subisce gli effetti di tagli pesanti economici e di una scarsa considerazione sociale. La formazione passa sempre meno per la scuola, questo sarà sempre più vero, il ruolo della formazione sarà sempre meno quello di fornire nozioni e sempre di più di fornire metodo e di raccogliere in un quadro unitario e sociale ciò che rischia di diventare individuale. Compito della scuola è quella di integrare le diverse formazioni, insegnare ad imparare, insegnare a condividere e diventare esseri sociali.

La scuola, nella società post-fordista, non ha più il compito di insegnare il sistema migliore per fare un qualcosa. Questo fa parte di una cultura fordista nella quale esistevano processi produttivi ripetitivi che avevano il compito di seguire le indicazioni dell'ufficio "tempi e metodi". Oggi il mondo del lavoro prevede l'assegnazione di compiti, di problemi che vanno risolti individuando strade anche più convenienti a quella "migliore". L'innovazione è diffusa e culturale e solo disponendo di una grande quantità di persone con questo approccio che potremo sperare di ricostruire il nostro ruolo nell'economia mondiale.

Gli istituti tecnici industriali sono così un pilastro fondamentale di questa strategia, mi piacerebbe che venissero investiti di maggiore attenzione, che facessero parte di una strategia paese incentrata sull'innovazone. Sarebbe anche necessario che gli Istituti Tecnici per primi si facessero promotori di questa mobilitazione, sfruttando quanto di meglio offre l'autonomia scolastica e diventassero motori accesi. Nel nostro Paese soffriamo una grande carenza di gruppo dirigente, se non abbiamo la forza di spingere dal basso in un movimento riformatore c'è il rischio che non riusciremo ad uscire da queste secche, abbamo bisogno dell'impegno di tutti.

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