Nuovo Mondo
19 Luglio Lug 2012 2037 19 luglio 2012

Lo schiaffo sudamericano a Telecom, Enel e Fiat

Grossi guai in vista per le grandi potenze economiche italiane in America Latina, sintomo di una stagione di protezionismo sudamericano unita a quella durissima di crisi, con rischio default di Spagna ed Italia, che sta mettendo in pericolo gli investimenti in uno dei mercati mondiali più grandi.

Enel, Fiat, TIM sono tutte in guerra contro i rispettivi governi argentino e brasiliano ed al tempo stesso alle prese con declassamenti e giudizi di agenzie di rating e con un mercato europeo ormai letteralmente prosciugato dalla crisi, ma speravano comunque nei dati di crescita nei paesi sudamericani per combattere la recessione e cercare di compensare le perdite che si stanno invece aggravando.

Ieri la notizia che l’Anatel, l’autorità che controlla le telecomunicazioni in Brasile ha sospeso la vendita dei servizi di telefonia mobile ed internet di tre dei quattro operatori telefonici, TIM appunto, Claro controllata dalla messicana America Movil e la brasiliana Oi, con la differenza che la compagnia italiana è stata sospesa in 19 stati mentre gli altri solo in alcuni e che la stessa compagnia ha subito numerosissimi reclami dei consumatori, recepiti dall’autorità garante che le chiederà entro un mese di incrementare servizi, agevolazioni per consumatori e molto altro, pena l'esclusione dal mercato e multe salatissime in caso di violazioni.

Nello stesso giorno Telebras ha annunciato grossissimi investimenti sulla banda larga ed al momento l’unico forte operatore resta Vivo controllato dagli spagnoli di Telefonica, mentre Telecom Italia deve registrare un ennesimo disastro nella Borsa di Milano ed in quelle sudamericane ed ha già annunciato ricorsi. In Argentina poi le cose si stanno complicando per tutti, tanto che lo scorso aprile perfino il premier Monti scrisse una lettera a per chiedere la tutela del libero mercato e delle imprese italiane a Cristina Kirchner, che lo snobbò confermando il blocco delle tariffe elettriche e le mire protezionistiche.

Il risultato è stato che Telefonica che controlla la maggioranza di Telecom, sta pensando di disinvestire in America Latina dove è uno dei leader del mercato e le lamentele su disservizi e black-out in tempi di scarse risorse per migliorare stanno facendo il resto e che Enel (presente in America Latina con la controllata spagnola Endesa), già alle prese con il grande crollo finanziario e la situazione debitoria di Endesa-Costanera e di Edesur, addirittura «commissariata» di fatto dal governo argentino, ora teme mire di nazionalizzazione, cosa che sta già accadendo alla quota della società detenuta da Petrobras.

Sembra finito anche il felice matrimonio fra Marchionne e la «presidenta» argentina, che amavano farsi fotografare insieme nelle fabbriche e sulle macchine. Un crollo vertiginoso delle vendita del 34% a giugno ha fatto arrabbiare i vertici Fiat che lamentano grossi ritardi e costi nelle importazioni dei pezzi, a causa delle restrizioni e dell’aumento della tassazione a cui si è aggiunta la guerra di import-export con il Messico e con il Brasile che, a sua volta, accontenta la produzione interna e frena le vendite di prodotti esterni.

Nel frattempo però, pur con difficoltà, le altre case automobilistiche stanno ammortizzando i costi e continuando nella produzione, mentre Fiat ha bloccato di nuovo lo stabilimento principale di Cordoba sia nella sezione auto che in quella delle macchine agricole ed alla faccia dei finanziamenti continui ricevuti, ora medita di dismettere il mercato argentino, ma le conseguenze di tali strategie governative rischiano comunque di alimentare i prezzi negli altri paesi. Uno schiaffo veramente inatteso in un'area che doveva essere il volano di ripresa e si sta trasformando in una trappola.


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