L’errore in rassegna
19 Luglio Lug 2012 1407 19 luglio 2012

Parole che terminano in –cia o -gia. Al plurale, quando la i e quando no?

Dallo sport di oggi. Errore sul web.


Due pallanuotisti italiani sono in America per partecipare alle finali del campionato per club a stelle e striscie.

I nomi che terminano con la sillaba –CIA o –GIA (senza accento tonico sulla i) alcune volte presentano il plurale in –CIE e –GIE, mantenendo quindi la i, mentre altre volte in –CE e in –GE, perdendo la i. La regola che viene utilizzata per formare il plurale di questi nomi non è tassativa, ma è stata introdotta per praticità. Non ha, cioè, né un fondamento glottologico né una tradizione. La regola, comunque, vuole che quando le terminazioni –CIA e –GIA sono precedute da una vocale, i plurali saranno –CIE e –GIE (audacia, audacie) mentre se sono precedute da una consonante, i plurali saranno –CE e –GE (goccia, gocce). La ragione della presenza, o meno, della i nel plurale ha un fondamento linguistico. In alcune parole, infatti, la i è un espediente grafico che serve a conferire alla c o g il suono palatale (goccia, dal latino gutta) e, perciò, al plurale la i perde la sua funzione. In altre parole, invece, la i è parte integrante della radice e perciò rimane anche al plurale (fiducia).

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