Stampatello
19 Luglio Lug 2012 1504 19 luglio 2012

(Ri)fate presto

Chi ha intenzione di candidarsi a guidare questo Paese dica come, e in compagnia di chi, intende farlo. Lo dica ora, dal momento che stiamo pagando gli interessi che si accumulano ad ogni giorno di ritardo con cui viene presa questa decisione.

Il quadro è semplice: se la scelta spettasse agli investitori, Mario Monti governerebbe ancora a lungo e le elezioni avrebbero luogo nel duemila-e-credici. Poniamo il caso per un istante che l’universo non abbia ordito alcun complotto per mettere in ginocchio questo Paese e favorire l’instaurazione della tirannia del perfido Monti. Poniamo anche il caso che gli investitori siano dei soggetti, se non proprio razionali, almeno raziocinanti, decisi a mettere i loro soldi in mano a quei Paesi di cui si fidano di più semplicemente perché sperano (gretti come sono) di vederli tornare. Fingiamo anche che il bollettino di Confindustria di qualche ora fa abbia un qualche senso, che i fondamentali della nostra economia (cioè quanto duramente lavoriamo) siano lontani “solo” 160/170 punti di spread dalla Germania (e da quanto duramente i tedeschi lavorano) e che la restante parte sia dovuta all’incertezza sul futuro del nostro Paese; sul proseguimento delle riforme e del risanamento di conti.

Prendiamo per vere le cifre relative alle perdite che questo “surplus di sfiducia” (più o meno pari a 300 punti di spread) comporta: lo 0,9% del Pil, 144mila posti di lavoro, maggiori oneri per interessi pari a 12,4 miliardi per il bilancio pubblico, 12,1 miliardi sui conti delle famiglie e 23,7 su quelli delle imprese. Alla luce di questi numeri diamo credito per un secondo all’ipotesi che il governo in carica abbia intrapreso la strada giusta imponendo l’austerità a questo Paese e disponiamoci a credere che una qualunque strada che ci porti fuori di qui, fuori dalla recessione, passi ineludibilmente da una politica fiscale rigorosa.

Visti da qui, gli appelli delle forze politiche per l’approvazione di misure per la crescita, o i cosiddetti “mal di pancia” verso i provvedimenti “lacrime e sangue”, appaiono veicoli di confusione nel quadro politico, utili solo (al netto della funzione elettorale) a scoraggiare gli investitori, aumentando il “surplus di sfiducia” di cui sopra e ottenendo l’effetto contrario.

Presi per veri questi punti, sarebbe lecito chiedere alle forze politiche (che spesso l’hanno chiesto al governo) un cambio di passo.

Sarebbe lecito chiederlo al Partito Democratico, che usa il dibattito sulle unioni civili per contarsi al suo interno e decidere se assecondare la propria anima popolare con Casini&Co o l’immagine del dagherrotipo di Vasto. Sarebbe lecito chiederlo a chi, proponendosi in discontinuità sia rispetto a questo governo che al precedente, scommette sull’indebolimento del presidente della Repubblica, artefice del governo Monti. Sarebbe lecito chiederlo al Popolo della Libertà, dove la “novità” più rilevante è la discesa in campo di Berlusconi. Sarebbe lecito chiederlo anche al Movimento 5 Stelle, che avrà il suo peso e la sua porzione di responsabilità sia nel prossimo parlamento che nel delineare il quadro politico del paese. Sarebbe lecito chiederlo a Beppe Grillo, che due giorni fa aveva “auspicato” che “tagli, ritagli e svendite all’asta li farà (Monti), se crede, con il suo patrimonio, non più con i beni degli italiani”.

Sarebbe lecito chiedere che le forze politiche facessero la loro parte, al pari delle aziende che resistono e non chiudono nonostante manchi il credito, al pari dei giovani che restano. Sarebbe lecito chiedere che la facessero presto, dato che il peso di questo ritardo lo stiamo già pagando.

@unodelosBuendia

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