Nuovo Mondo
20 Luglio Lug 2012 2242 20 luglio 2012

Fra libri e interviste Ingroia è una star nell’area centroamericana

«Lì in Guatemala li apprezzano i giudici antimafia italiani» ha detto Antonio Ingroia, fresco di collocamento fuori ruolo avallato dal ministro Severino e presto anche dal CSM, per accettare l’incarico, da settembre, di direttore del Centro Investigazioni ed Analisi Criminale contro l’impunità in Guatemala dell’ONU.

Frase dettata dallo sconforto per attacchi ed incomprensioni, che forse gli hanno fatto dimenticare che fra narcotraffico, criminalità comune e processi storici, secondo Human Right Watch, in Guatemala sono assassinati in media due giudici all’anno e circa cinquanta operatori di giustizia vengono minacciati senza neppure un briciolo di quella scorta di cui il più piccolo dei magistrati gode in Italia e poco importa che si sia locali o stranieri, anche se protetti dall’ONU.

D’altronde se non fosse così, difficilmente l’ONU avrebbe creato un organismo speciale con il compito di combattere la malavita organizzata, il narcotraffico e la connivenza e corruzione politica e per sopperire alle gravi difficoltà in termini di giustizia e di investigazione nel paese che è il CICIG. Ma che cos’è il CICIG e perché ci va proprio Antonio Ingroia a dirigerlo?

Il CICIG (Centro Investigazioni ed Analisi Criminale contro l’impunità in Guatemala) è un organismo nato nel dicembre 2006 in seno all’ONU e successivamente approvato dal Congresso del paese nell’agosto 2007, prorogato ogni due anni, in base ai report dei risultati, funzionerà su richiesta del paese, almeno fino al settembre 2013 ed ha ricevuto un finanziamento di 1,85 milioni di euro dall’Italia e compreso nel suo organico diversi funzionari della polizia di stato ed il magistrato Maurizio Salustro alla direzione investigativa fino al 2009.

Effettivamente Antonio Ingroia è una star nell’area centroamericana, dove più volte è stato intervistato, invitato come docente di corsi sullo stato di diritto ed attività giudiziali per magistrati e funzionari pubblici in molti dei paesi più violenti al mondo come Honduras, Nicaragua ed El Salvador ed il suo libro tradotto «Herramientas para combatir la delincuencia organizada» è un testo di studio di primo piano nelle facoltà universitarie di legge in Messico ed altri stati del continente.

Proprio qualche tempo fa in un’intervista ad una rivista locale specializzata, Ingroia aveva proposto nel paese il modello Falcone-Borsellino: una nuova normativa in tema di lotta alla malavita ed al narcotraffico, un nucleo di magistrati ed investigatori specializzati, dotato di totale autonomia dal potere politico e mezzi molto estesi di indagine, illustrando perfettamente un suo ipotetico piano di direzione e coordinamento dei servizi giuridici e di investigazione che da settembre potrà finalmente partire, con il sogno di una superprocura tutta per lui, probabilmente con altri collaboratori italiani.

Dovrà sperare di non rimpiangere l’Italia e di essere più fortunato dei suoi predecessori. Nel 2010, lo spagnolo Castresana si dimise accusando la scarsa collaborazione del governo e dei politici del paese e l’attuale, il costaricense Francisco Dall’Anese, si è trovato a fronteggiare una difficile polemica con le associazioni di magistrati e la Corte Suprema dopo aver contestato i giudici ed interferito nel loro lavoro per le assoluzioni di personaggi eccellenti e lì le trattative scomode si tengono scandalosamente alla luce del sole.


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