Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
20 Luglio Lug 2012 1704 20 luglio 2012

Il ritorno di Berlusconi è un handicap per l’Italia. Pensiamo al futuro

Il Foglio sta pubblicando una serie di interventi sul "ritorno politico" di Berlusconi tra cui quello di Luca Ricolfi che vedete qui in allegato che sul Foglio è stato titolato "Non è peggio del caos" (intendendo il ritorno di Berlusconi).

Al netto di tutto quanto si può dire di soggettivo su Berlusconi (Bossi Tremonti) di questi anni Ricolfi coglie il punto centrale oggettivo, i mercati e le autorità europee di Berlusconi non si fidano e quindi il suo ritorno è un handicap per l’Italia. Punto. Pensiamo al futuro.

Su Monti, invece, secondo me Ricolfi sbalia nel senso che fa lo stesso errore che fece Monti quando chiamò un suo decreto legge "Salva Italia". Le cose non si cambiano in poco tempo e non si cambiano senza una maggioranza coesa pro riforme e pro crescita, basta ricordarsi quanto è successo al lavoro del Governo Monti sulle liberalizzazioni e sul mercato del lavoro.

Monti anche se in modo incompleto e a volte incoerente ha iniziato un percorso pro mercato, per il merito, per la legalità e per una ristrutturazione radicale del pubblico e dei suoi costi. Al prossimo giro bisogna fare di più e meglio con una maggioranza coesa pro riforme e pro Europa, ma senza Monti era un gran caos. Anzi un gran casino per essere precisi.

twitter @actavecchio

La mia opinione sull’annunciato ritorno in politica di Silvio Berlusconi credo che rispecchi quella che appartiene alla maggioranza delle persone. Siamo esterrefatti che nulla cambi, ma la sostituzione di Alfano a Berlusconi costituiva già di per sé la constatazione che all’interno del Pdl non fosse in corso un vero cambiamento. D’altra parte, questa classe politica non sembra essere in grado di rinnovarsi, tanto sul fronte del Pdl quanto su quello del Pd. Per questo, non rinnovato per non rinnovato, il risultato è lo stesso. Il ritorno di Berlusconi al posto di Alfano, piuttosto che l’eventualità del ritorno di Massimo D’Alema al posto di Bersani, hanno ben poco di “scandaloso”. Piuttosto mi scandalizzerei se un vecchio leader tornasse in campo e innescasse un processo reale di rinnovamento. Il ritorno del Cav. può avere il pregio di rimettere un po’ di ordine nel centrodestra e dunque, se osservato da questo punto di vista, non è peggio del caos che c’era prima. Il problema fondamentale sono i mercati e le autorità europee perché, giusta o sbagliata che sia la valutazione sull’operato di Berlusconi da un punto di vista economico, sta di fatto che questi due soggetti, ma principalmente le autorità europee, di Monti si fidano e di Berlusconi no. Non entro poi nel merito del grado di credibilità di Monti o Berlusconi perché secondo me si barcamenano entrambi, ma è un dato che le autorità europee facciano una enorme differenza fra i due uomini. Pertanto, a parità di politiche economiche, il ritorno di Berlusconi è un handicap per l’Italia.

E’ però doveroso ricordare che la politica economica di Monti ci sta trascinando in un disastro. Infatti, nonostante il premier tecnico abbia avuto il merito di evitare il fallimento in una prima fase, il dubbio è che la funzione storica di Monti sarà quella di aver solo ritardato il disastro, al quale da alcuni mesi sta contribuendo. Sono in imbarazzo rispetto alla domanda che mi è stata posta perché se da una parte non posso certo pensare che l’arrivo di Berlusconi sia migliore rispetto alla permanenza di Monti, dall’altra non mi sentirei nemmeno di aderire all’atteggiamento d’una parte dei riformisti a detta dei quali Monti rappresenta la salvezza dell’Italia. In conclusione, il mio punto di vista è disperato. Servirebbero almeno dei segnali esteriori di un cambiamento in atto. Un organismo che non reagisce alla malattia è destinato a morire. Il fatto che nessun partito politico reagisca alla malattia dell’Italia, il fatto che siano tutti avvitati nelle loro beghe, dovrebbe far pensare. Mentre il Pd discute dei matrimoni gay e il Pdl si lancia in accesi dibattiti su Nicole Minetti, il paese si avvicina a rischi economici simili a quelli dell’Argentina.

di Luca Ricolfi per il Foglio

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