Veleni d’Italia
20 Luglio Lug 2012 0850 20 luglio 2012

Quei bidoni in fondo al mare. E nelle reti dei pescatori

Finalmente la Marina Militare è intervenuta. Per settimane è stato invocato il suo intervento, ma a sbloccare la situazione è stato un pescatore. Che nelle sue reti ha tirato su oltre al solito pesce un bidone contenente strane buste sigillate. Non un bidone qualsiasi ma "quel bidone". O meglio, uno di "quei bidoni". Quelli non ancora individuati per il recupero dopo la dispersione in mare, il 17 dicembre 2011.

Siamo nelle acque davanti Livorno, a qualche bracciata dal Santuario dei Cetacei. La mercantile Venezia della Grimaldi perse qui 192 fusti contenenti sostanze pericolose. Per alcune settimane non se ne seppe niente, poi furono i cittadini allarmati a creare il caso. Quindi le frasi di circostanza di politici e quelle della Capitaneria di porto. I fusti contengono sostanze pericolose solo se a contatto con l'ossigeno, la rassicurazione.

Negli scorsi mesi con operazioni di ingegneria ambientale sono stati recuperati quasi tutti i fusti, ne restano una cinquantina, ma, niente, nessun algoritmo matematico li ha potuti individuare.

Ci è riuscito, suo malgrado, un pescatore, che se ne è trovato uno nella rete. Fortunatamente: così il caso, che si era sopito, è riapparso in qualche cronaca locale. Si è capito allora che i bidoni si sono spostati, non sono più lì nel fondale, dove dovrebbero stare. L'area interdetta alla pesca e alle attività subacquee è stata ampliata, e da ieri in loco c'è la Magnaghi della Marina Militare.

Non siamo in tempo per la stagione turistica 20112. Speriamo di farcela per il 2013.

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