La Grande Mela Gialla
20 Luglio Lug 2012 1114 20 luglio 2012

Un 'Angelo' a Hong Kong...racconti di trenta anni di vita nella Grande Mela Gialla

L’incontro avviene in un luogo che ha del magico, soprattutto per chi e’cresciuto sperando di seguire le orme di grandi giornalisti e narratori.
Angelo e’seduto a un tavolo dell’FCC Foreign Corrispondents Club di Hong Kong e sorseggia pacato la sua acqua minerale.

La pacatezza, scopriro’ con lo scorrere piacevole delle chiacchiere, e’ una sua caratteristica: non esagera mai nei toni e nei modi e come ti racconta i suoi quasi 30 anni a Hong Kong equivale a leggere un libro immersi nella quiete di un parco, sotto l’ombra refrigerante accarezzati da un vento leggero ma pieno di sensazioni, ricordi, immagini lontane.

Angelo Paratico e’arrivato la prima volta nella Grande Mela Gialla nel 1983, aveva lasciato la sua Turbigo, nella Brianza italiana per aprire nuovi ponti commerciali con la Cina.
“In quegli anni era obbligatorio fare tappa qui per ottenere il visto per la Cina, e gia’allora la differenza tra Hong Kong e la ‘madre pratria’ era visibile e forte, andare in Cina in quegli anni, partendo da Hong Kong, era come andare a fare un safari nella Savana; inoltre qui tutti erano proiettati verso quel mercato, c’era un grande dinamismo, come oggi ma oggi si e’attenti anche al resto del mondo che da qui passa ancora come porta verso l’Oriente”.

Angelo oggi si occupa della parte commerciale di un’azienda italiana che produce denim – e lo produce in Italia per venderlo a aziende, anche italiane, che invece producono abbigliamento in Cina, dicesi paradossi! –. Il denim per me significa jeans e nello specifico Levi’s ma grazie alle parole di Angelo scopro un mondo: il denim migliore lo fanno i giapponesi, la’puoi trovare negozi di jeans vintage che costano anche 10 mila euro. Ma quello che mi stupisce e’che a inventare il jeans di moda siamo stati noi italiani, altro che americani. Adriano Goldschmiedt, co-fondatore della Diesel di Renzo Rosso, negli anni Sessanta a Cortina lancio’quella che poi divenne una moda immortale.

Angelo sa raccontare, e questa non e’una caratteristica di poco conto, quando sono arrivata a Hong Kong alcuni amici mi hanno detto “Se vuoi sapere tutto su questa citta’ devi parlare con Angelo Paratico”.
Ed eccoci qui, seduti all’FCC a pochi metri dal tavolo dove Angelo ha visto qualche volta Tiziano Terzani e dove sono passati tantissimi giornalisti molto amati. E sul mondo del giornalismo, soprattutto italiano, Angelo conosce molti aspetti nascosti, quelli che noi lettori, o noi ‘colleghi’ non conosciamo o diamo per scontato.

“Nel periodo della SARS ne ho viste di belle, il mondo dei media ha contribuito a costruire il problema. Certo non e’stato un bel momento, uscivamo per strada qui cercando di evitare ogni possibile contatto umano, la tensione era visibilissima e altissima ma tanto e’stato raccontato in modo non corretto”.
Vedo Angelo emozionarsi quando ricorda il 1997, l’anno del passaggio da colonia inglese a regione autonoma seppure ri-collegata alla ‘mamma’Cina, “ricordo che quel giorno pioveva a dirotto, aveva piovuto per tutti i mesi precedenti e i cinesi dicevano che era il cielo che piangeva per la felicita’di essere tornati alla madre patria, mentre gli inglesi invece piangevano davvero ma per il motivo opposto”.

Gli chiedo un po’di storia degli italiani qui, quando sono arrivati e come e’cambiata la comunita’ italiana, “i primi furono religiosi, missionari che hanno ancora oggi un ruolo decisamente importante; poi ci sono stati molti consoli italiani che hanno contribuito a diffondere la cultura italiana, come Volpicelli che era anche uno stimato cinologo; oggi gli italiani sono molti di piu’, la comunita’sta crescendo e anche il business, soprattutto la moda, gli accessori, la meccanica di precisione e il vino”.

L’acqua nella bottiglia sta finendo ma i suoi racconti sarebbero infiniti, “ Edda Ciano ha vissuto qui per un po’quando suo marito era console a Shanghai ed era solita giocare a canasta con le sue amiche inglesi”. Angelo, condisce il dialogo di piccole perle e ne ha tante che centellina a seconda dell’argomento.

Oppure le inserisce nei suoi romanzi, perche’tra le tante passioni – mi rivela che uno dei suoi posti preferiti a Hong Kong e’ Hollywood Road perche’ fa collezione di ceramiche antiche e quella strada e’un must per quel tipo di collezionismo – Angelo Paratico ha quella della scrittura “non so dirti – mi confessa – se la Cina mi ha spinto a scrivere o se proprio per questa passione sono venuto qui”.Tra l'altro per molti anni ha curato una rubrica sul Secolo D'Italia proprio dedicata all'Oriente e a Hong Kong.

Tra i suoi libri, che non tralasciano tra i paesaggi anche quello del suo paese di origine dove mi rivela che ama tornare spesso per riscoprire tradizioni e storie del passato, c’e’ “Black Hole” e “Ben” un romanzo storico, intrigante, che parla della pista inglese sulla morte del Duce e ha come protagonista una spia britannica spedita da Churcill in Italia sul finire della Seconda Guerra mondiale (vi rivelo che lo sto leggendo, quindi non voglio svelare nulla di piu').

Ora sta lavorando a una nuova opera, in inglese ma come tutti gli scrittori e’ avaro di dettagli.


L’acqua e’ finita. E anche la chiacchierata.

“Hong Kong e’il posto migliore per godersi la vita – chiosa Angelo – resta il mistero di cosa accadra’ tra qualche anno quando l’influenza cinese sara’ancora piu’forte”.

Un’ultima curiosita’ mi attanaglia “Ma dove sono i poveri a Hong Kong?”
“Ci sono e sono tantissimi, li puoi vedere di notte nelle zone centrali oppure basta che ti guardi intorno e vedi tutti quegli anziani, soli, e tristi che si aggirano per le strade…non hanno nessuno che li cura, che li aiuta”.

Il giorno dopo il mio sguardo su Hong Kong e’ diverso, ne vedo le ombre, e sono tante. Anche grazie ad Angelo e alla sua pacata ma illuminata visione della vita in questa parte dell’emisfero.

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