Luca Rinaldi
Pizza Connection
21 Luglio Lug 2012 1253 21 luglio 2012

Il falso pentito di via d'Amelio e l'interrogazione parlamentare di Milio del 1999

Di seguito il testo dell'interrogazione parlamentare che il senatore radicale Pietro Milio ha presentato il 16 febbraio 1999 chidendo conto davanti al Senato della Repubblica dei verbali del falso pentito Vincenzo Scarantino (sulle chui dichiarazioni sono stati istruiti i processi sulla strage di via d'Amelio) <<infarciti di "segnalibri" ed annotazioni con indicate circostanze, nomi e fatti diversi da quelli dallo stesso già narrati e poi, nei successivi suoi interrogatori, "adeguati"
opportunamente>>.

Milio chiudeva chiedendo <<ai Ministri interrogati se non ritengano di dover disporre una seria indagine ispettiva anche al fine di accertare come lo Scarantino abbia potuto disporre - e chi gliela abbia data - della copia degli interrogatori, quasi tutti annotati, mentre la difesa degli imputati ha avuto, a suo tempo, rilasciate soltanto copie parziali e quali provvedimenti intende adottare ove venissero rilevate condotte illecite>>.

Alcune risposte dal punto di vista parlamentare stanno arrivando dalle sedute più recenti della commissione parlamentare antimafia e da alcune indagini delle procure di Palermo e Caltanissetta. Circostanze comunque che faticarono a emergere nel corso degli anni, mentre Milio fece l'interrogazione a un solo anno di distanza dalla sentenza Borsellino-bis. Nella requisitoria il pm Di Matteo non ebbe dubbi sulle versioni dello Scarantino nonostante le continue ritrattazioni

Di seguito il testo integrale dell'interrogazione datato 16 febbraio 1999

Legislatura: XIII Ramo: Senato
Tipo Atto: INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/14121
Data presentazione: 17-02-1999 Seduta di presentazione: 547

Presentatore

Cognome Nome Gruppo
MILIO Pietro MISTO (MISTO)
Stato Iter
Iter concluso
Destinatari

MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA
MINISTERO DELL'INTERNO
MINISTERO CON L'INCARICO PER IL COORDINAMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE


Testo dell'Atto
- Ai Ministri di grazia e giustizia e dell'interno e per
il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che è stato celebrato avanti la corte di assise
d'appello di Caltanissetta procedimento penale a carico degli imputati della "strage di via D'Amelio" in cui furono uccisi il procuratore aggiunto di Palermo dottor Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta; che in detto procedimento è coimputato tale Vincenzo Scarantino che in data 24 giugno 1994, rendendo interrogatorio all'ufficio della procura della Repubblica di Caltanissetta, iniziava la sua "collaborazione" con la giustizia tanto da accusare anche se stesso quale coautore della strage per cui è stato condannato - processo cosiddetto "Borsellino 1°" - alla pena di anni 18 di reclusione con sentenza della corte di assise di Caltanissetta del 26 gennaio 1996; che in una delle ultime udienze dibattimentali la difesa dello Scarantino ha prodotto alcuni verbali di interrogatorio resi precedentemente dal predetto Scarantino all'ufficio di procura di Caltanissetta infarciti di "segnalibri" ed annotazioni con indicate circostanze, nomi e fatti diversi da quelli dallo stesso già narrati e poi, nei successivi suoi interrogatori, "adeguati" opportunamente, nonchè un promemoria manoscritto a carattere stampatello concernente circostanze relative a persone e cose composto di due facciate e mezzo di foglio protocollo; che in esito al suddetto processo gli imputati di strage accusati dallo Scarantino sono stati assolti dal reato principale; che in data 13 febbraio 1999 la corte di assise di Caltanissetta giudicando sul processo cosiddetto "Borsellino-bis" a carico di altri presunti autori dell'efferato delitto ha anch'essa assolto dal delitto di strage ben otto degli imputati accusati dallo Scarantino; tenuto conto che, ormai, è un dato acquisito e divulgato che molti dei cosiddetti collaboratori di giustizia si incontrano tra loro anche per concordare accuse e dichiarazioni e che, nella specie, lo Scarantino ha financo prodotto atti e documenti non firmati e da lui acquisiti durante il periodo in cui è stato sottoposto a regime di rigorosa protezione, si chiede di sapere se non si ritenga di dover disporre una seria indagine ispettiva al fine di accertare quante e quali persone e con quali funzioni abbiano tutelato, incontrato, interrogato o, comunque, con lui avuto contatti e per quali ragioni, anche al fine di accertare come lo
Scarantino abbia potuto disporre - e chi gliela abbia data - della copia degli interrogatori, quasi tutti annotati, mentre la difesa degli imputati ha avuto, a suo tempo, rilasciate soltanto copie parziali, e quali provvedimenti si intenda adottare ove venissero rilevate condotte illecite.

Twitter: @lucarinaldi

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook