Rumours
22 Luglio Lug 2012 2258 22 luglio 2012

Le Province tagliate? Perugia è grande quanto l’Umbria. E rispunta la Regione Salento

Tanto tuonò che piovve. Alla fine il colpo di scure del Ministero sulle Province è arrivato, non senza qualche curiosa conseguenza tecnica, come nel caso dell’Umbria, che rimarrebbe con la sola Provincia di Perugia, ma in compenso grande quanto tutta la regione, i rimbrotti e i dietrofront di coloro che, sprezzanti, avevano gridato alla secessione e le controproposte a tema di chi indietro proprio non ci vuole tornare (dal Tacco dello Stivale non ci si fa mancare proprio nulla, rispolverando una vecchia inquieta idea). E poi una lunga serie di interrogativi: come si spacchettano ora sedi e personale? E le competenze su viabilità, tasse e strade? Ma andiamo per ordine.

Non che aiuti molto il conto alla rovescia che impone, nei 40 giorni fissati, il piano di riduzione e accorpamento delle singole regioni, compreso il parere dei Consigli per le autonomie locali, la chiusura dei conti degli enti destinati a scomparire e la revisione dell’ assetto degli stessi. Alleggeriti, però, i criteri di valutazione: 350mila abitanti e 2500 chilometri quadrati di estensione. Qualche numero? Sessantaquattro su centosette enti cassati, cinquecento milioni di risparmio per strutture politiche e sedi e un miliardo e mezzo post riorganizzazione degli Uffici, dalle Questure al Demanio, dalle prefetture ai centri per l’impiego, almeno a sentire l’Upi.

“La prima riforma dall’epoca napoleonica”, ha commentato Patroni Griffi dal canto suo. Se non fosse che qualche accostamento pare quantomai surreale. I livornesi dovranno abbandonare la secolare disfida con i pisani ma, nel frattempo, hanno già rispolverato il proverbio “Meglio un morto in casa che un pisano sull’uscio”. E altrettanto ben disposti sono in Friuli, dove il presidente della provincia di Pordenone sembra ben felice di finire sotto l’egida di Udine: “Piuttosto siamo pronti ad andare sul ponte del Tagliamento per difendere il nostro territorio”. C’è chi, come Clemente Mastella, serra i ranghi nella propria roccaforte (“Se dovesse nascere la Provincia unica Avellino-Benevento, i galloni sarebbero assegnati a Benevento che con oltre 62mila abitanti sopravanza Avellino, a quota 56mila, di circa 6mila unità”), e chi rimpiange i Borbone (“Avevano esteso all'isola il sistema amministrativo di ispirazione francese già introdotto da Gioacchino Murat nella parte continentale del Regno. Ora si torna indietro ma non siamo disposti ad accettare una scelta tanto iniqua quanto ingiusta, faremo valere le nostre ragioni”, tuona Girolamo Turano, presidente a Trapani).

E in Puglia? Nel dubbio quattordici Comuni della Provincia di Foggia vogliono passare alla Regione Molise. Per ora solo una provocazione, spiegano, lamentando poca attenzione da parte della governance: “La Puglia oggi si ferma all'Ofanto e pone poca attenzione alla nostra zona”, ma all’iniziativa ha già aderito Rosario De Matteis, presidente della Provincia di Campobasso.

Delle sei Province del Tacco, solo 3 rimarranno in piedi, o meglio due, se si conta che quella barese diverrà area metropolitana, con a capo il Sindaco del capoluogo Michele Emiliano (e non pochi sperano che tale ruolo possa dissuaderlo dalla corsa alla successione di Vendola che rischia di terremotare il Pd locale). Restano in piedi anche Foggia, alle prese con le dimissioni del primo cittadino del capoluogo dauno, eletto nel 2009, e Lecce. Niente da fare, invece, per la Bat, famosa provincia a tre teste (nata per far nascere quella di Monza) della quale abbiamo già parlato, e dalla quale definiscono “incostituzionale” la decisione del Governo, ma nemmeno per Brindisi e Taranto. Entrambe le città non rispettano il vincolo dell’estensione territoriale e si avviano all’accorpamento.

Da Taranto il presidente Florido, colto il rischio, si sta industriando non poco per ottenere uno scranno a Palazzo Madama alle prossime Politiche, sperando di riuscire a fare a meno di dimettersi se non post elezioni. Intanto però, tanto per non farsi mancare niente, in Provincia ha fatto due mandati, candidandosi anche a Sindaco della città dei due mari durante il primo dei quali ed entrando comunque per due anni in consiglio comunale col doppio incarico, tranne poi dimettersi un anno prima delle nuove comunali.

Da Bari è il presidente Schittulli ad attaccare a testa bassa: “In Italia le vere aree metropolitane sono quelle di Roma, Milano e Napoli. Un governo lontano dalla cultura del territorio e sensibile alla cultura bancaria vuole invece sostituire istituzioni che si reggono sul principio del suffragio universale con entità guidate da nominati. Tutto si riduce a un problema di poltrone”. Altro che guerre di campanile: e se invece il repulisti fosse l’occasione giusta per una mandrakata? Lo avrà pensato sicuramente l’editore leccese Paolo Pagliaro (candidato alle ultime elezioni con il noto slogan “Piacere Paolo”, con tanto di citazione involontaria al programma pomeridiano di Rai Uno condotto da Toto Cutugno): via gli enti locali, sì all’Italia delle 30 regioni. Prima fra tutte quella del Salento, vecchia idea della senatrice Adriana Poli Bortone, che l’aveva blindata con un emendamento e pronta a rilanciarla: “L’accorpamento delle province di Lecce, Brindisi e Taranto deve migliorare davvero le funzioni degli enti e garantire maggiori servizi ai cittadini”. “Si ridisegna la storia, per noi beffarda ad opera di un baricentrismo asfissiante”, ha sfoderato fiducioso Pagliaro. Quando si dice le aspettative.

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