Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
23 Luglio Lug 2012 0808 23 luglio 2012

A mali estremi, estremi rimedi: crisi immobiliare? Demoliamo le case

No, non succede in Italia, ma in uno dei Paesi dei PIIGS che è stato colpito per primo dalla crisi finanziaria, economica ed immobiliare: l’Irlanda.

La scorsa settimana, infatti, la NAMA - National Asset Management Agency l’agenzia statale istituita nel 2009 per far confluire i prestiti “tossici” degli immobili commerciali nel portafoglio delle banche irlandesi, ha, per la prima volta, iniziato la distruzione di un condominio. E secondo le prime stime sono 1.850 gli edifici da abbattere nei prossimi mesi.

La crisi immobiliare irlandese parte da lontano, dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, quando, dal 1995 e fino al 2005 sono state costruite 553.000 case in un Paese di 4,5 milioni di persone, con ritmi vertiginosi: 76.954 nel 2004, 80.957 nel 2005, 93.419 nel 2006, 78.027 nel 2007, 51.724 nel 2008, 26.420 nel 2009, 14.602 nel 2010, 8.692 nei primi dieci mesi del 2011, come riportato dal Bollettino economico mensile del Ministero delle Finanze irlandese.

E oggi, secondo le più recenti stime delle agenzie governative irlandesi, circa il 15% delle abitazioni sono vuote.

I prezzi delle case hanno continuato a più che raddoppiare tra il 2000 e il 2006. Tuttavia, la domanda di immobili residenziali, nonostante la crescita delle costruzioni, iniziò a scendere nei primi mesi del 2007, con la conseguente prima diminuzione dei prezzi: nel marzo 2007 del 0,6%, e nell’aprile 2007 dello 0,8%. E proprio in quel periodo, nel luglio 2007, che l’Economic and Social Research Institute (ESRI), una società di ricerche indipendente nel suo report trimestrale indicava che i prezzi delle case sarebbero scesi del 3% nell’intero 2007.

A questa, e ad altre ricerche, come quella del Prof. Richard Kelly dell’University College Dublino, risposero politici, come l’allora Primo ministro irlandese Bertie Ahern, economisti di banche, giornalisti, agenti e promotori immobiliari con dichiarazioni circa la loro convinzione di un mercato immobiliare irlandese sano. Tutte dichiarazioni raccolte in questo blog.

Nel 2009, ecco quindi lo sboom: nel giugno 2009 i prezzi risultavano calati del 40% dai picchi, e tutta la “ricchezza” costruita tra gli anni 2001-2007 era andata persa.

E a novembre 2011 i prezzi risultavano scesi del 51% dai picchi, a Dublino, mentre nel resto dell’Irlanda rurale di oltre il 60%.

Tutta questa situazione è stata ben sintetizzata da Peggy Nolan, deputata locale della contea di Longford:

“Le persone che hanno acquistato un sogno, hanno ereditato un incubo”.

Qualcuno nota qualche similitudine con l’Italia?

Sviluppo sfrenato delle costruzioni (in Irlanda il settore delle costruzioni pesava il 7% del PIL, in Italia, ancora oggi, circa il 20%), piccoli aggiustamenti a cui poi seguono crolli verticali, dichiarazioni di cautela da parte di autorità economiche e politiche (l’ultima in Italia, quella del Governatore di Banca d’Italia, Visco, assai poco comprensibile), e di economisti ed esperti di settore (come ben riportato dal pezzo di Massimiliano Podestà).

I segnali ci sono tutti, il tempo è (quasi) finito.

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