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23 Luglio Lug 2012 0935 23 luglio 2012

E anche l'Italia inizia a farsi domande (paradossali) sullo scandalo Libor

di Alberto Mucci

E' di questi ultimi giorni la notizia che anche in Italia si stanno valutando tutta una serie di iniziative contro le supposte manipolazioni dei tassi Euribor (l'equivalente dell'area Euro del Libor).


Niente di più prevedibile dopo lo scandalo scoppiato a Londra il 3 luglio scorso che ha portato alle dimissioni di Bob Diamond, Ceo di Barclays, ha mostrato tutti i limiti di un mercato non regolamentato (Il così detto Over-The Counter) dominato dai maggiori istituti di credito in forte conflitto di interesse.


Nel caso di Barclays e del Libor infatti chi fissava il prezzo del parametro di scambio interbancario erano anche gli enti che dalle fluttiazioni di questa variabile aveva maggiormente da guadagnarci. La medie delle stime danno le attività finanziarie dipendenti dal tasso Libor a un volume di 380 mila miliardi, con queste cifre una variazione di un basis point (in altre parole lo 0,01%) del Libor valgono 380 milioni. Un guadagno inimmaginabile per le banche senza dover fare sforzi.


Quello che nessuno si aspettava sono le posizioni in netta contrapposizone sulle due sponde dell'Atlantico. Negli Stati Uniti sono state avviate le prime "class actions" capeggiate dal sindaco di Baltimora, Stephanie Rawlings Blake, che hanno accusato le banche di aver pilotato il tasso Libor al di sotto del livello che sarebbe stato raggiunto in assenza di manipolazioni. In Italia è stato presentato un esposto presentato da Adusbef,l'Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi, e Federconsumatori che contesta alle banche un comportamento scorretto che avrebbe determinato un aumento del tasso Euribor e dunque rate più pesanti per i sottoscrittori di mutui a tasso variabile. Dunque l'opposto. Sembra davvero strano che mentre in America viene contestato una riduzione artificiale, in Italia l'accusa sia di averle gonfiate.

Un aumento dei tassi infatti non conviene a chi è molto indebitato e/o basa la sua attività sulla raccolta di depositi e di risparmio. In Italia da molti anni le banche, con le autorità di vigilanza latitanti, hanno imparato a scaricare sui clienti "retail" gran parte delle loro inefficienze, offrendo conti correnti a condizioni capestro, abbinando mutui ipotecari a polizze assicurative improbabili e fatto ancora più grave vendendo senza ritegno ai propri clienti titoli strutturati o subordinati spesso con un sovrapprezzo che superano anche i 10 punti rispetto al prezzo di mercato.

Gli esempi da non scordare sono numerosissimi, una sintesi è in questa puntata di Report dello scorso aprile.

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