ElleBo
23 Luglio Lug 2012 1155 23 luglio 2012

Lo sviluppo non può tendere all'infinito

L'uomo non può tendere all'infinito. Non lo conosce, non lo può immaginare e quindi non lo può inseguire. E' un concetto astratto: utile per la scienza, meno per la vita reale. E' giunto il momento che anche l'economia lo comprenda. Dal 1800 inseguiamo il mito del progresso senza fine, del continuo sviluppo, della capacità dell'uomo di andare sempre oltre se stesso sfidando spesso la natura.
Il dato inoppugnabile è che dal secolo della rivoluzione industriale l'unica dottrina politica capace di resistere a guerre e stravolgimenti sociali è stato il pensiero capitalistico. Ed è purtroppo stato capace di annullare il pensiero collettivo, arrivando al punto che da due secoli l'uomo animale sociale non è stato più in grado di pensare ad uno sviluppo sociale alternativo. Non se la prendano gli economisti, a loro spetta il compito di comprendere e provare a risolvere la crisi. Ma quel dato di una Cina che rallenta la corsa economica non può passare inosservato.


Nel nome dello sviluppo (non della ricchezza, attenzione) si è introdotto il robot al posto dell'operaio, il computer ha sostituito gli ingegneri, la fabbrica è stata relegata nei paesi più poveri, dove c'erano campi ora ci sono megastore. Un bel gioco che tende all'infinito dello sviluppo tuttavia l'abbiamo detto in principio: l'uomo non può raggiungere l'infinito.
La domotica in casa grazie alla quale con il telecomando della televisione accendo il forno, mentre ordino alle luci di accendersi quando sarà pronto l'arrosto. E quando verrà sfornato, rigorosamente in automatico, il frigo saprà che dovrà produrre ghiaccio per i miei ospiti.
L'autovettura capace di moderare da sola la velocità e di frenare quando “vede” un'ostacolo. Poi in centro città si parcheggia da sola, alla faccia degli “imbranati” che avevano bisogno di tre stalli vuoti per non rimetterci un paraurti nelle manovre.


Tutto questo un giorno avrà una fine. Non nella capacità dell'uomo sviluppare e di inventare, la fine si troverà nella società incapace di reggere tutto ciò. E forse, se non si cambia il paradigma sociale, questi mesi difficili non sono altro che i titoli di coda di uno sviluppo che vorrebbe sfidare l'infinto.

Noi che non siamo economisti, pur rispettandoli, proponiamo una semplice ricetta: il ritorno al primato dell'umanità sull'economia.

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