Dischaunt
23 Luglio Lug 2012 1420 23 luglio 2012

Pioggia e veleni, l'ingloriosa fine del Rock in Idrho

Sono le 17.00 di un pomeriggio qualunque, di un sabato qualunque, di un luglio qualunque, a Milano. Quello che si sta per abbattere sulla Fiera di Rho, pochi chilometri fuori città, è – come potrete intuire – un temporale estivo qualunque: nuvoloni neri, vento, fulmini in lontananza. È la situazione a non essere una fra le tante: quasi diecimila persone affollano l'ampio spiazzo in cemento dell'Arena Concerti dove, nell'entusiasmo generale, si sta svolgendo quello che per gli appassionati di punk rock è l'evento dell'anno: il Rock in IdRho. Sono venuti in migliaia da tutta Italia, in macchina o in treno. C'è addirittura chi si è spostato dalla Svizzera e dall'Austria, pur di esserci. L'occasione è di quelle che contano: il festival rock, giunto alla sua quinta edizione, ha un cartellone che mescola grandi e grandissimi nomi. Ci sono i Pil di Johnny Rotten, gli Specials, i Millencolin e, soprattutto, i californiani Rancid, che si esibiscono dal vivo in Italia dopo nove anni di assenza.

È proprio per loro che la maggior parte della gente è qui, oggi. Le magliette di "…and out come the wolves", l'album più conosciuto e apprezzato della band di Berkeley, fanno capolino quasi ovunque. I Rancid sono già lì, nel backstage: la sera prima hanno suonato a Monaco, in Germania e la data italiana, la terza del tour europeo, è davvero colma di attesa. Il batterista Branden Steineckert, la mattina, aveva twittato: «Finalmente siamo a Milano, ho sempre desiderato venire in Italia». A pochi metri dai camerini, sull'imponente palco nero, i canadesi Sum 41 stanno iniziando il loro live set. Pochi istanti dopo l'attacco della prima canzone, mentre la gente accorre verso il palco, grosse gocce cominciano a cadere sull'Arena Concerti. La maggior parte del pubblico si ripara lateralmente, nella zona dedicata al merchandise, dove il cemento fornisce adeguata copertura: un migliaio di temerari sfida la pioggia, che si fa via via più intensa.

Dopo "Motivation", i Sum 41 sospendono il live per qualche minuto. Una misura precauzionale? Probabilmente sì, visto che il temporale sta raggiungendo il suo apice. Il vento comincia a soffiare e cade anche qualche chicco di grandine. Il clima non è certo ottimale, ma la sensazione è che non stia rovinando la festa. Forse, anzi, sta aggiungendo qualcosa di epico, e unico, al tutto. La band canadese ritorna sul palco per eseguire un pezzo di saluto: Fat Lip, la canzone del successo, convince anche qualche refrattario della prima ora a gettarsi nella mischia. Dopo gli applausi, però, cala il silenzio. Gli uomini dell'organizzazione si precipitano sul palco con teli e sacchi per coprire la strumentazione: una scelta obbligata, dato che la pioggia, tesa ed obliqua, cade anche sul palco. Gli spettatori si rifugiano tutti sotto l'edificio, ma l'atmosfera è serena, c'è chi si strizza maglietta e pantaloni e controlla che il cellulare funzioni ancora. In molti scelgono di approfittare della pausa forzata per bere una birra o mangiare qualcosa, in attesa che spiova ed il festival ricominci. È estate, e questo fuori programma è quanto di più normale possa capitare, giusto?

E invece no. A questo punto, succede quello che nessuno si aspetta. Dopo qualche minuto, una voce si leva dal palco. «Le apparecchiature sono state danneggiate, il festival è sospeso». In pochi riescono a sentire chiaramente le parole, visto che la stragrande maggioranza dei paganti è rintanato al coperto. «Le apparecchiature sono irrimediabilmente danneggiate, il festival è sospeso. I biglietti saranno rimborsati. Evacuate l'area il più in fretta possibile». Stavolta è più chiaro: non ci sarà nessuna pausa prima di un nuovo inizio. Il Rock in IdRho finisce lì. Quello che prima si leva come un brusio, in pochi minuti diventa collera. Mentre il sole splende, beffardo, sull'Arena Concerti, in migliaia si riversano contro il palco per chiedere spiegazioni e chiarimenti. Si levano cori di protesta, qualcuno viene a contatto con la security. Nel giro di mezz'ora la tensione è talmente elevata che gli organizzatori chiamano i carabinieri i quali, in assetto antisommossa, sgomberano l'area. C'è chi se la prende con i chioschi della birra e delle magliette, chi lancia oggetti verso il palco e chi torna, incredulo, verso casa.

La rabbia prosegue, in serata, anche su internet. Ad essere presa di mira è la pagina ufficiale di Hub Music Factory, che rilascia una conferenza ed un comunicato stampa per spiegare l'accaduto: qui non si parla solo di attrezzature danneggiate, ma di un vero e proprio pericolo legato alla sicurezza. «Intorno alle ore 17, improvvisamente, un forte vento con picchi di oltre 50 Km/h unito a pioggia battente di estrema intensità hanno costretto il gruppo canadese Sum 41 ad interrompere la propria esibizione e ad abbandonare il palcoscenico», si legge nel comunicato. «L'intensità delle avverse condizioni meteorologiche ha danneggiato le attrezzature elettroniche, incluso l'anemometro posizionato per legge all'estremità superiore del palcoscenico, e ha iniziato a far cadere le recinzioni che delimitano l'area del concerto». Per questo, «dopo una consultazione con lo staff tecnico, i vigili del fuoco e i funzionari della pubblica sicurezza, è stata presa la decisione finale di sospendere il concerto ed evacuare l'area».

Sulla pagina dell'agenzia c'è chi avanza ipotesi e accuse:«Tutti i presenti sanno che è stato un acquazzone passeggero, i veri motivi dell'annullamento sono altri», commenta uno. «Dite la verità, non avevate i soldi per pagare i Rancid (e girava voce da un po' viste le scarse prevendite) e avete preferito rimborsare», scrive un altro. La teoria "del complotto" si fa largo sul web. Secondo alcuni dei commenti pubblicati, l'annullamento sarebbe stata una decisione presa consapevolmente, per tornaconto economico: viste le scarse prevendite e gli incassi deludenti, gli organizzatori avrebbero scelto di interrompere il concerto per usufruire dell'assicurazione. Le accuse diventano sempre più insistenti, al punto che, domenica, Hub Music Factory deve replicare con un secondo comunicato: «Vorremmo chiarire che non avendo mai annullato o cancellato concerti e/o manifestazioni prenderemo i provvedimenti necessari per chiunque prosegua con minacce o accuse infondate e diffamanti».

Una versione confermata anche oggi da Alex Fabbro, organizzatore del festival, a Linkiesta.it. «La decisione è stata presa di comune accordo con la protezione civile, dopo i danneggiamenti riscontrati durante il concerto dei Sum 41. Il palco era allagato, il mixer digitale inutilizzabile, l'anemomentro in tilt per un fulmine ed alcune recinzioni dietro al palco cadute a terra. Ci sarebbe voluta almeno un'ora per ripristinare il festival, mentre da Malpensa ci comunicavano la possibilità che nuove intense precipitazioni a partire dalle 21. Avremmo sicuraemente dovuto cancellare lo show di Pil e Specials, con il rischio poi di dover sospendere tutto di nuovo. Ci tengo a precisare che il palco e le strumentazioni erano tutte adeguatamente coperte. Il temporale è stato di una intensità tale che l'acqua è entrata anche dove, in condizioni piovose normali, non sarebbe mai finita».

La rabbia del pubblico è comprensibile, secondo Fabbro. «Mentre annunciavamo la nostra decisione è uscito il sole», spiega il promoter. «Questo ha fatto sì che gli spettatori percepissero la sospensione come una scelta sbagliata», prosegue il direttore di Hub Music Factory. «Avrei potuto portare il rischio al massimo, ma le velocità del vento registrate dall'anenometro, prima che lo strumento andasse fuori uso, erano già così elevate da imporre l'abbassamento dei carichi sospesi sul palco. Faccio questo lavoro da 25 anni e rifarei la scelta». Ora resta tanta amarezza e molte accuse da cui difendersi. «Se sospendi ti attaccano, se non sospendi ti attaccano lo stesso. Tutte queste polemiche sono pilotate da persone che hanno interesse a mettere in cattiva luce la nostra agenzia. Vogliono colpirci». È in malafede, dunque, chi pensa ad un annullamento "interessato". «Tra la preview ed il festival abbiamo venduto quasi 12 mila biglietti. Numeri non eccezionali, ok, ma in linea con il mercato e le nostre aspettative. Non avevo nessun motivo personale per prendere una decisione del genere, che non è stata comunque presa a cuor leggero. Ora gli insulti che ricevo aggiungono amarezza all'amarezza».

La delusione cocente dei fan, rimasti a bocca asciutta, è davvero tanta. Tra di essi anche Andrea Rock, conduttore radiofonico per Virgin Radio e collaboratore del mensile RockNow. Anche lui si è trovato qualche parolaccia in bacheca su Facebook. C'è chi aveva pensato fosse stato lui ad annunciare la sospensione. «Non ero io, ci tengo a precisarlo. Sono girate tante voci nei momenti che hanno seguito l'annuncio dell'annullamento. Gli organizzatori e la protezione civile hanno parlato di sicurezza. il pubblico deciderà nei prossimi eventi se dare fiducia o meno agli organizzatori. Io penso alla musica... e spero che i gruppi che volevo vedere tornino a recuperare la mancata esibizione». Il dj condivide la scelta di sospendere il tutto: «Da fan ci sono rimasto ovviamente male. Ma pensiamo a chi era lì per lavoro: security, ma anche cuochi, piadinari, parcheggiatori, spazzini. Chi glielo faceva fare a loro di rimanere lì, senza la necessaria garanzia a livello di sicurezza? Se la verità sta in un discorso di tutela di pubblico e lavoratori, io non posso che essere d'accordo con la decisione presa».

Resta l'amaro in bocca per come sono andate le cose. Certo, guardare i video di Glastonbury e Reading, dove i festival si protraggono per giorni sotto la pioggia battente senza nessuna complicazione, non contribuisce certo a migliorare il morale. Andrea Rock spiega: «È vero: ho visto concerti climaticamente messi peggio all'estero. Forse in Italia non se lo aspettavano; forse all'estero sono più preparati e hanno un "piano", nel caso in cui le cose precipitino. Forse dovremmo fare qualche chilometro in più, fuori dal confine, per essere sicuri di godere di un bel festival». Anche perché dalle nostre parti, probabilmente, l'ingloriosa conclusione del Rock in IdRho sancirà la fine dei grandi festival punk italiani. «Sono amareggiato, ora non riesco a rilanciare con entusiasmo l'idea di una nuova edizione del festival», spiega Alex Fabbro. «Non ho sentito il manager dei Rancid, ma non credo che ci sarà spazio per un loro ritorno a breve in Italia. Purtroppo, questi gruppi vengono sempre meno spesso in Europa. Mi prenderò un periodo di pausa e di riflessione. Siamo sempre stati professionali e corretti e vedere quello che sta succedendo adesso mi fa pensare che non ne valga la pena».

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