Cazza la randa
24 Luglio Lug 2012 0919 24 luglio 2012

Se Formigoni sbatte in faccia ai lettori-elettori le suole griffate delle sue scarpe

Una volta in più, con Cazza la Randa, scelgo di andare controcorrente. Certo che stavolta imbarazzerò molti dei miei pochi aficionadi lettori. Nei cui confronti, però, ho scelto sin dall'inizio la linea della franchezza.

Il mio post serve innanzitutto per dire, con sincerità ed a voce alta, che mi ha rotto i cabasisi tutto questo inconcludente accerchiamento giudiziario-mediatico nei confronti di Roberto Formigoni. Alimentato da un coro di ormai illeggibili giornali decotti, molti dei quali dicono di posizionarsi a sinistra. Che non hanno resistito, ancora una volta, dal buttarsi a capofitto (o nel precipizio?) nella scontata corsa alla ricerca pruriginosa di condotte di dubbia moralità messe in atto dal potente di turno. Scegliendo scientemente di inquinare la vita pubblica con i comportamenti privati, giocando, nel caso di Formigoni, la carta del cattolico casa e chiesa, per giunta ciellino, che non dovrebbe fare questo o quell'altro misfatto e che si dovrebbe dimettere innanzitutto per scarso rigore etico. E rinunciando così a priori a fargli davvero il mazzo, al Formigoni. Costruendo una inchiesta giornalistica con i controcabasisi. Per andare a scovare mica le ricevute delle vacanze (a proposito, io ho già perduto quelle delle vacanze di due settimane fa!) ma i riscontri, se mai esistono, del possibile malaffare formigoniano, che sarebbe stato perpetrato ininterrottamente per quasi un ventennio e di cui molti indignati lombardi - dei quali a centinaia annidati nella buona borghesia meneghina con la puzza sotto il naso - narrerebbero. Ovviamente sempre e solo dietro la scena.

Su questo fronte, però, prove giornalistiche o giudiziarie di gare truccate, tangenti intascate, lavori e consulenze assegnati illegalmente ad amici e roba simile non ce ne sono. Almeno fino ad ora.

Quello che è certo è che l'assedio mediatico nei confronti di Formigoni è pesante. Al punto che il governatore si è visto costretto a difendersi anche utilizzando l'ultimo numero di Panorama. La cui intervista al governatore occupa addirittura quattro pagine, nelle quali Formigoni respinge al mittente le accuse di essere al soldo di un paio di imprenditori, peraltro suoi amici.

Tutto qui? Si saranno chieste di primo acchito le migliaia di lettori che hanno scorso, con una certa svogliatezza, l'intervista di Antonio Rossitto. Molti, come è successo a me, si saranno però poi soffermati sulla immagine , che a tutta pagina ritrae un sorridente Formigoni, comodamente seduto su un letto megagalattico esposto all'ultima Fiera del Mobile. Ed avranno certamente capito che la chiave di lettura dell'intervista è in questa foto. In un suo particolare, per la precisione: le suole griffate delle scarpe in primo piano. Quelle suole firmate non sono solo il vero simbolo del potere formigoniano. Se ne riconosce in effetti la fattura artigianale anche dal marchio stampato a fuoco ed è dunque evidente come non si tratti di un prodotto di massa, acquistabile da Bata, all'Oviesse o al mercato di quartiere.

Quelle suole, però, sono soprattutto la migliore e più efficace rappresentazione del rapporto che Formigoni ha con i suoi lettori-elettori. Recuperate la copia di Panorama e capirete anche voi immediatamente che quelle suole in primissimo piano, sbattute in faccia ai lettori Panorama, chiariscono una cosa inequivocabile: al governatore, un po' come ai sovrani di un tempo, piace farsi adorare i piedi da chi ha di fronte. Annnusarli, accarezzarli o addirittura baciarli è il massimo consentito per esprimere la propria reverenza. Andare più su, magari fiutando l'odore dei soldi del portafoglio del governatore-sovrano, non è invece permesso.

Questo è quello che mi pare voler dire, con apprezzabile onestà intellettuale, Formigoni nella foto che ha scelto per l'intervista a Panorama. Tanto di cappello, dunque al governatore lombardo, che ha manifestato ciò che suoi simili, collocati a sinistra, pensano, ma non avranno mai il coraggio di esternare in modo altrettanto esplicito.

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