Carmine Zaccaro
IoVoglioTornare
25 Luglio Lug 2012 0632 25 luglio 2012

Testimonianze italiane, intervista a Paolo Petrocelli

La realtà italiana e da anni afflitta dalla mancanza di prospettiva, o almeno così pare. Raccomandazioni, favori, sono considerate da sempre le strade necessarie per arrivare da qualche parte, tuttavia sembra che il merito possa premiare. Vi propongo la testimonianza intervista di Paolo Petrocelli, un giovane 28 enne, che a quanto pare è riuscito ad affermarsi e a conquistare una posizione nel suo lavoro.

1)Lei è un esperto in musica? Ci racconta in breve le tappe fondamentali della sua formazione?

La musica ha svolto un ruolo centrale nella mia formazione, influenzando profondamente lo sviluppo della mia persona. Ho iniziato a suonare il violino all’età di 8 anni. A 12 sono stato ammesso al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Il lungo percorso di studi musicali, durato dieci anni, mi ha permesso di acquisire al di là di importanti competenze specifiche, una profonda consapevolezza di sé e del proprio sentire, fondata su valori e sentimenti autentici. Terminato il conservatorio, ho deciso d’intraprendere poi gli studi musicologici presso l’Università Sapienza di Roma, convinto dell’importanza per un musicista di approfondire la teoria, l’estetica e la storia della musica. Mi sono specializzato nello studio della musica del Novecento, con particolare attenzione per quella britannica.

2)Tra le sue attività quella di fondatore e coordinatore del Network Giovanile Italiano del Parlamento Culturale Europeo. Ci racconta di cosa si tratta?

Il nascente Network Giovanile Italiano del Parlamento Culturale Europeo è una nuova importante realtà, che stiamo andando a creare proprio in queste settimane. Il gruppo è parte dello Youth Network Europeo, una rete costituita da giovani artisti e professionisti attivi nel settore cultura residenti in Europa, di età compresa tra i 20 e i 35 anni. I fondatori e membri della YN sono uniti da un comune interesse: promuovere il valore delle arti e della cultura a favore del rafforzamento della coesione europea (QUI). L’European Cultural Parliament è stato fondato nel 2001 e riunisce delegati da 43 paesi europei. Tra i membri italiani ci sono anche Umberto Eco e Michelangelo Pistoletto. Il “core group” dello Youth Network (di cui faccio parte) si sta attivando con grande determinazione per favorire la costituzione di reti giovanili a livello nazionale in tutti i paesi europei. Io ho ricevuto l’incarico di formare il gruppo in Italia. Da tempo infatti sono attivo in ambito internazionale ed europeo su progetti multiculturali. Sono membro del Comitato Giovanile del Consiglio Europeo per la Musica e Ambasciatore per il Manifesto della Gioventù e della Musica in Europa. Nel 2011 ho rappresentato l’Italia in qualità di delegato giovanile al VII Forum Giovani dell’UNESCO a Parigi. Nel 2012 sono stato nominato Coordinatore della nascente Commissione Italiana Giovani dell’UNESCO ed Esperto della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO in ambito di cultura musicale. Con grande entusiasmo sto raccogliendo e selezionando in queste settimane le adesioni di giovani rappresentanti dei diversi settori del mondo della cultura e dell’arte in Italia: cinema, musica, teatro, danza, letteratura, moda, giornalismo. Il gruppo si riunirà con buona frequenza per discutere e trattare di “macrotemi” indicati dallo Youth Network europeo e lavorare alla realizzazione di una piattaforma internet, che diventerà il principale mezzo di comunicazione dello YN. Si lavorerà quindi allo sviluppo di progettualità sia a livello europeo, che a livello nazionale.

3) Lei è anche un insegnante, dove svolge le sue principali attività didattiche?

L’insegnamento è senza dubbio una delle attività che mi stimola maggiormente. Condividere e raccontare la propria esperienza professionale a giovani italiani e stranieri mi riempie di grande gioia e soddisfazione. Yale University, LASALLE College of the Arts di Singapore, la LUISS Guido Carli, il Sole 24 Ore Business School e lo IED di Roma sono alcune delle università con cui collaboro.

4) Tra gli istituti dove svolge la professione di insegnante c’è anche un istituto italiano: la LUISS Guido Carli; crede ci siano delle differenze tra istituti statali e privati?

Dove si può riscontrare la differenza, nella formazione accademica forse? Dal prossimo anno accademico comincerò ad insegnare presso la LUISS Guido Carli, come docente del Master of Music. Nella mia esperienza ho incontrato professori eccellenti ed allievi particolarmente validi sia in istituti statali, che privati. Esistono molte buone scuole ed università, così come ne esistono altrettante meno buone. Non credo sinceramente che la differenza dipenda dal fatto che siano pubbliche o private.

5)La differenza tra scuole pubblica e privata si avverte maggiormente in Italia che all’Estero?

Senza dubbio in Italia ci sono delle ottime scuole private, che si distinguono come istituti d’eccellenza. Credo tuttavia che sia all’Estero che si avverta maggiormente il divario di qualità tra scuola pubblica e privata. Checché se ne dica, la nostra scuola pubblica, in particolare quella di base, continua a garantire una formazione estremamente più solida rispetto a tante scuole straniere.

6) Crede che ci siano dei divari tra la realtà italiana e quella estera –in riferimento a quelle in cui lei si trova ad operare-, quali sono secondo lei i pregi e i difetti tra l’Italia e l’estero?

La mia attività professionale mi sta portando sempre più a viaggiare, a conoscere il mondo, ad incontrare nuove persone e confrontarmi con altre culture. All’Italia non manca nulla! E’ proprio questo il punto. Il nostro Paese ancora oggi rappresenta uno dei più importanti punti di riferimento culturali per il mondo intero. Le nostre eccellenze, i nostri artisti, i nostri professionisti tengono alta la bandiera italiana all’estero in innumerevoli settori: dal design, l’architettura, la moda alla musica, la letteratura, il cinema. A mio avviso dovremmo lamentarci meno, recuperare dignità a livello nazionale e rimboccarci le maniche tutti per garantire una gestione più consapevole del nostro straordinario patrimonio artistico e culturale. Certamente è necessaria una politica nuova che tuteli e favorisca lo sviluppo reale del settore cultura, guardando al futuro.

7) In virtù dei suoi incarichi avrà a che fare con i giovani, che idea si è fatto della generazione dei ragazzi tra i 15-24 anni, la fascia più soggetta alle analisi sui tassi di occupazione e disoccupazione?

La generazione di giovani a cui appartengo ha una responsabilità enorme, quella di comprendere le attuali trasformazioni sociali così radicali e sviluppare in fretta nuove capacità di “adattamento”, soprattutto in ambito professionale. E’ proprio in un momento di così grande difficoltà a livello economico e politico che si creano nuovi spazi di manovra, altri campi d’azione. Dobbiamo e possiamo trovare nuove strade da intraprendere, soprattutto nel mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo. Sono ottimista. L’Italia ora più che mai, come il mondo tutto, ha bisogno di noi giovani, di nuove forze, nuove idee. Dipende anche da noi. Questo è quello che troppo spesso dimentichiamo. L’errore più grande che possiamo commettere è quello di non schierarci in prima linea. Certo non è facile, ma noi, noi giovani dobbiamo crederci.

8) In questo blog si trattano di tematiche riguardo l’emigrazione giovanile, la fuga dei cervelli; ha avuto a che fare con giovani costretti a lasciare i propri luoghi di origine?

Molti cari amici e colleghi, giovani italiani, hanno scelto di proseguire il loro percorso di studi e la loro carriera professionale lontano dal proprio luogo di origine. Una decisione assolutamente normale. Non sempre è possibile sentirsi realizzati nella propria città e nel proprio paese natale. E’ fondamentale seguire i propri sogni, le proprie passioni restando con i piedi ben radicati a terra. Molte volte si ha voglia più di “fuggire da” e non di “partire per”.

9) Crede che ci siano delle differenze tra chi parte e chi resta?

In generale i giovani italiani soffrono a mio avviso di eccessiva esterofilia. Sono convinto che sia fondamentale viaggiare, conoscere altre culture, studiare e lavorare all’estero. Bene farlo, ma sbagliato credere che qui in Italia non si possa fare nulla. Non è così. E’ difficile, questo sì. Perciò prepariamoci al meglio per farci spazio con determinazione, creatività ed onestà su tutti i “territori” professionali, anche quelli non ancora esplorati, diamo vita a nuove progettualità, creiamo realtà di valore, uniamo le forze, facciamo squadra. Le tante difficoltà che siamo costretti a fronteggiare non potranno che ostacolarci momentaneamente. Dobbiamo credere in noi, negli altri e nel merito. Formiamoci e specializzazioni anche all’estero, ma ricordiamoci quando possibile dell’importanza di tornare in Italia costruire con capacità e nuova consapevolezza un futuro migliore per il nostro Paese.

10)Come si può limitare la migrazione giovanile da tante piccole realtà, che riguarda una grande percentuale di giovani nel nostro Paese?

La migrazione giovanile dalle piccole realtà locali è un fenomeno complesso al quale solo da poco tempo la politica italiana si sta seriamente cominciando ad interessare. Spero che presto si possano creare le condizioni affinché molti dei giovani formatisi in tante delle grandi università delle principali città italiane, possano impegnarsi in diversi ambiti professionali su progetti che portino ad una nuova valorizzazione dei piccoli centri e quindi a riportare giovani forze sul territorio locale.

11) Lei è partito oppure è tornato?) Lei vuole\vorrebbe tornare?

Per il momento ho deciso sempre di tornare. Amo il mio paese e voglio provare a fare bene qui.

12) Dopo la sua esperienza cosa si sente di dire ai giovani che leggeranno questa intervista? Cosa prevede per il futuro lavorativo dei giovani italiani?

E’ il nostro momento. Noi giovani dobbiamo diffondere e promuovere i valori della meritocrazia. Il cambiamento parte anche dai noi. Non è facile, ma se convertiamo la difficoltà in stimolo positivo, troveremo lo slancio per fare e fare meglio. Non possiamo permetterci di attendere che il cambiamento arrivi solo dall’alto. Dobbiamo essere in particolare noi giovani ad innescare l’avvio di un processo di rinnovamento, che parta anche dal basso, attraverso quello che noi tutti realizziamo quotidianamente nel nostro ambito lavorativo e sociale.

13) Il blog nasce sull'idea del progetto IOVOGLIOTORNARE lei cosa ne pensa di questa iniziativa, promossa proprio da due giovani trentenni?

Condivido pienamente i valori che sono alla base del progetto IVT. Partire, guardare, formarsi e ritornare. Esattamente quello in cui credo. Acquisire attraverso esperienze di viaggio nuova e più profonda consapevolezza professionale da poter esprimere poi nel proprio Paese. Tornare per costruire, tornare per migliorare, tornare per cambiare.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook