Tamburi Lontani
26 Luglio Lug 2012 1450 26 luglio 2012

Cuba: manipolazioni mediatiche e speculazione sulla morte di Payà

Si scatena la manipolazione mediatica dopo la morte del dissidente cubano Oswaldo Payà. Un punto di vista diverso ci viene offerto attraverso il suo blog dalla giornalista italiana Ida Garberi, che lavora e vive a Cuba da lungo tempo.

Il 23 luglio scorso ha perso la vita in un incidente stradale il dissidente cubano Oswaldo Payà. Leader dell’illegale Movimento Cristiano di Liberazione, una sorta di Democrazia Cristiana in salsa cubana. Insieme a Payà, ha perso la vita Harold Cepera, anch’egli militante del movimento cristiano. Mentre risultano feriti lo spagnolo Angel Carromero Barrios (appartenente al Partido Popular iberico) e lo svedese Jens Arod Modig. Appena diffusasi la notizia, immediata è partita la speculazione, accompagnata dall’immancabile manipolazione mediatica della notizia. Una costante quando si tratta di affrontare l’argomento Cuba.

Ad alimentare la speculazione mediatica sono i media spagnoli anticubani, affiancati dai soliti noti vicini agli ambienti dei cosiddetti “esuli” cubani di Miami. Quelli incoraggiati e foraggiati a suon di dollari dall’amministrazione nordamericana. Una rassegna precisa è stata stilata dal giornalista italiano Vincenzo Basile su Cubainformacion. Ma cosa raccontano questi media? Essi danno per scontato che dietro l’incidente ci sia la mano governativa. Che Payà sia stato praticamente assassinato dallo stato cubano. Ad essi si affiancano i dissidenti cubani, con alla testa l’immancabile Yoani Sanchez, che subito dopo l’incidente diffondeva via Twitter una sua foto con indosso una t-shirt commemorativa di Oswaldo Payà.

Non potevano mancare all’appello della disinformazione i media italiani. Panorama riferisce di altri due dissidenti rimasti feriti nell’incidente, mentre come abbiamo visto non si tratta di cittadini cubani, e inoltre scrive di presunti arresti che sarebbero avvenuti dopo i funerali del fondatore del movimento cristiano di opposizione. La chiosa - visto l’attuale ruolo marginale ricoperto da Payà con l’attenzione degli USA spostato sulla guerra cyber-mediatica verso l’isola – rasenta il ridicolo: “con lui se ne va anche la speranza di vedere una Cuba riformata e democratica nel prossimo futuro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche “La Stampa” che definisce il fondatore del Movimento Cristiano di Liberazione leader della dissidenza cubana, e riporta i “dubbi inquietanti” sulla vicenda, ripresi acriticamente dalla blogger Yoani Sanchez. Invece sceglie le colonne del quotidiano “La Repubblica” Pier Ferdinando Casini per intervenire nelle vesti di presidente dell’Internazionale democristiana. Il leader dell’Udc chiede che l’Europa torni “a fare sentire la sua voce in materia di diritti umani, chiedendo l'istituzione di una commissione di inchiesta indipendente per fare luce sulla morte di Oswaldo Payà”. ''Lo stesso governo italiano - aggiunge Casini - dovrebbe attivare da subito gli altri partner e ogni canale diplomatico a disposizione per ottenerla. Anche perchè se il Vecchio continente retrocedesse nella competizione globale in economia sarebbe drammatico, ma se smarrisse perfino il suo ruolo di portabandiera della civiltà del diritto sarebbe ancora più grave. E sarebbe, molto più semplicemente, una vergogna''. La stessa vergogna che il leader centrista non ha provato, quando allora al governo con Silvio Berlusconi, durante il G8 di Genova vi fu in Italia la più grande sospensione dei diritti umani dopo la seconda guerra mondiale. E per questo l’Italia fu deplorata dal Parlamento Europeo durante l’annuale sessione dedicata ai diritti umani.

Un punto di vista diverso sull’intera vicenda, è quello di Ida Garberi – giornalista italiana responsabile della versione nella nostra lingua di Prensa Latina e Cubadebate, oltre che membro della redazione di Cubainformacion, che vive e lavora a Cuba da oltre dieci anni – che attraverso il suo blog scrive: “Credo, personalmente, che sia molto triste che la stessa famiglia del cittadino cubano Oswaldo Payà voglia vendere la sua morte cercando di far passare lo stato cubano come terrorista e assassino”.
Poi la giornalista pone alcune domande sulla vicenda: “La prima domanda che si dovrebbero fare i detrattori del governo di Raul Castro: supponendo che la macchina che lo seguiva fosse davvero della sicurezza e supponendo per assurdo che avesse come compito di uccidere Payà, perché terminare con la vita dei due passeggeri cubani e lasciare vivi due scomodi testimoni stranieri?
L’altra domanda: perché uccidere un avversario che negli ultimi tempi era passato di moda, che non rappresentava certo un pericolo nella nuova cyber-guerra finanziata da Washington contro Cuba?
La più inquietante: come mai Yoani Sanchez, dopo poche ore dalla scomparsa di Payà, aveva già una maglietta commemorativa?”

A questo punto le ombre e i sospetti della manipolazione mediatica vengono rovesciati e gettati nel campo avverso: “Oswaldo Payà è sempre stato un avversario scomodo per la gusanera di Miami, si è sempre scagliato contro il bloqueo nordamericano, facendo dichiarazioni sul tema negli incontri con personaggi politici americani, come l’ex presidente Jimmy Carter.
E questo non lo dico io, lo dice Manuel David Orrio, l’ex agente Miguel della sicurezza cubana, che è stato infiltrato nella stampa dissidente per 11 anni. Il dubbio di Manuel è che si sta cercando di formare una tormenta sulla sua morte principalmente in Italia, perché sede del Vaticano. E Oswaldo Paya è stato il fondatore del Partito illegale della Democrazia Cristiana Cubana, un cattolico praticante, che ultimamente si era distaccato dalla chiesa, dal cardinale Jaime Ortega de L’Avana e dallo stesso Papa, che non aveva accettato di incontrarlo durante la sua visita pastorale nella Maggiore delle Antille.
Io non possiedo nessuna verità, do solamente dei dati per riflettere….Meditate, gente, meditate…..come diceva una vecchia pubblicità italiana”.

Articolo scritto per Net1news.org

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