The Jerk
Bollito duro
26 Luglio Lug 2012 2223 26 luglio 2012

La SEA. di Milano, impresa "Luigina" andrebbe sprangata, non venduta.

Questo post è uno sfogo. Non un’analisi economica o politica (che non sarei in grado di fare), ma un rabbioso, viscerale, immediato sfogo.
Contro un’azienda, la SEA (Societa Esercizi Aeroportuali), il cui acronimo dovrebbe significare Società Esageratamente Avida.

Cosa è successo, per farmi così inviperire approfittando di questa finestrella per lanciare strali su questo gestore di servizi aeroportuali monopolista e affamatore di lavoratori e utenti?
Oggi, come spesso mi accade, ho fatto il pendolare con Roma. Sono un motociclista radicale. Estate e inverno sempre su due ruote. Moto per i sei mesi caldi, scooter per quelli freddi.
A Linate c’è sempre stato uno spazio libero, gratuito, per parcheggiare moto e scooter. Bello, giusto: solitamente moto e scooter non pagano i parcheggi.
Da qualche settimana questo ultimo spazio di libertà stazionatoria nel cosiddetto “city airport” è stato cancellato: si è costruito un piccolo parcheggio a pagamento per moto e scooter.
Tutti gli spazi pubblici di Linate, insomma, devono garantire brutali rendite. Suolo pubblico per rendita: regola ferrea di sfruttamento di una posizione dominante.

Arrivo stamattina alle 7.30 con la mia amata moto, prendo il bigliettino, parcheggio e volo. Ritorno questa sera: atterraggio alle 21.35. Mi affretto ad andare al parcheggio, camminando trafelato tra migliaia di ostacoli e cantieri vari (secondo me i lavori se li inventano dopo happy hour alcolici, perchè hanno un tasso di razionalità pari alla lucidità di Bossi, amico del Bonomi: inesistente), stanco e contento di pagare alla cassa automatica presso il parcheggio.

Arrivo lì e cosa trovo? Un cartellino che mi dice che la macchinetta è fuori uso e che devo andare alla cassa centrale, ossia esattamente al capo opposto dell’aeroporto. Bestemmiando in ogni idioma a me conosciuto, a passo spedito e a falcate lunghe, ci metto i miei buoni dieci/dodici minuti per espletare questa gaia funzione: pagare l’obolo alla Societa Esageratamente Avida. Avviata la moto mi avvicino alla sbarra: non si apre. Allora, continuando la litania di bestemmie, suono il citofono - desiderando ardentemente di sfasciare sbarra, colonnina e citofono - e la sbarra si alza. Posso andare a casa, esattamente 20 minuti dopo essere uscito dall’aeroporto.

Orbene ho pensato al Presidente Bonomi, presidente di questa impresa vergognosamente “luigina” (per citare Gabrio Casati), ossia un’impresa senza concorrenti, monopolista assoluta, che vive di una rendita sfacciata, offrendo servizi mediocri e sfibrando le tasche di utenti e aziende che utilizzano l’aeroporto per necessità.

Ho pensato al fatto che Bonomi, questo avvocato leghista, si è lamentato perchè Pisapia aveva intenzione di ridurgli lo stipendio che si prende da un bel po’ di anni, pari a 600.000 euro all’anno. Ecco perchè mi fan pagare anche l’aria, mi son detto: per sovvenzionare un indecente stipendio a un gestore di un’azienda monopolista.

E ho provato una tal rabbia, da pensare che queste “aziende” non dovrebbero essere privatizzate. Dovrebbero essere sprangate. Non nel senso di chiuse; proprio nel senso di essere prese a sprangate in ogni angolo. Perchè sono anch’esse dei tasselli nel dilagante, sfacciato abuso di posizione dominante che sta portando a fondo l’Italia.
Sono populista, lo so. Però, vivaddio, mi sento ancora parte del popolo. Che si arrabbia.
E se qualche analista verrà a puntualizzare qualcosa, non perda tempo. Avrà solo una risposta, che sarà inevitabilmente molto volgare.

Burp

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