Voglio cambiare aria
28 Luglio Lug 2012 2313 28 luglio 2012

Ilva: salute o lavoro? Taranto racconta un'altra storia.

Quella di Taranto, in onda in questi giorni, è una storia enorme: di diritti violati, di malattia e di morte, di connivenze tra potere politico e potere economico, dell’ennesima richiesta di scegliere tra lavoro e salute. Pur nella sua enormità è anche una storia come molte altre in Italia, in cui i cittadini scontano l’ignavia dei politici e delle istituzioni e la determinazione di certe aziende a compiere crimini. Finchè non interviene la giustizia.

La scorsa settimana il gip Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro (senza facoltà d'uso) degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto e disposto misure cautelari per alcuni indagati nell'inchiesta per disastro ambientale. Nel provvedimento, che vale la pena leggere, è scritto che «chi gestiva e gestisce l'Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza». Ora quello che ci propinano i media è lo spettacolo degli operai che difendono il posto di lavoro ad ogni costo, bloccando la città. E le dichiarazioni delle donne del quartiere Tamburi, il più toccato dall’inquinamento dell’Ilva e con il più alto tasso di disoccupazione della città: “Se non moriamo di lavoro, moriamo di fame”. Taranto non è solo questo. Taranto è soprattutto altro.

Rossella Balestra è la coordinatrice del Comitato Donne per Taranto e sgombera subito il campo da equivoci, perchè “se la magistratura ha attestato che quell’industria provoca malattie e morte, quell’industria deve chiudere. Sarà il governo a valutare le migliori soluzioni per ricollocare gli operai dell’area a caldo e per eseguire le bonifiche. Ma questo è un secondo problema, il primo problema è che l’area a caldo va chiusa immediatamente. Questo è l’obiettivo del nostro comitato da sempre. “


In un collegamento con Linea Notte del TG3, anche gli operai dell’Ilva hanno fatto chiarezza sullo sciopero dichiarando di essere stati manipolati dai sindacati, che avrebbero fatto credere loro che con i sigilli non potevano più lavorare. Mentre gli operai bloccavano la città, la produzione dell’Ilva continuava a ritmi addirittura superiore a quelli normali (di solito in caso di sciopero è garantita la sola manutenzione in attività degli impianti). Gli operai hanno sostenuto con chiarezza di non essere disposti a difendere il loro posto di lavoro ad ogni costo. All’insidiosa questione posta da Sallusti durante la trasmissione e ribadita (speriamo ingenuamente) dalla conduttrice: “volete che l’azienda chiuda, come chiede la magistratura, o volete che continui ad operare?” gli operai hanno risposto con estrema determinazione “non siamo noi che dobbiamo indicare la soluzione, noi rivendichiamo il nostro diritto a lavorare in sicurezza, in un ambiente sano per noi e per le nostre famiglie”. Vale la pena di ascoltarli quando rifiutano di farsi tagliare a metà, mezzo cittadini, mezzo operai. "Se non è giusto che 11000 operai perdano il lavoro, aggiungono, è allora giusto che 386 persone l’anno muoiano a Taranto a causa dell’Ilva? Come stabilito dalla perizia della Procura?"

Già, la perizia della Procura. “Sono anni che si parla di questa storia, non abbiamo scoperto niente di nuovo, noi queste cose le denunciamo da anni tutti i giorni. Finalmente hanno un valore più forte, riconosciuto a livello nazionale. Le stesse analisi sul latte materno (2010) non erano neppure state prese in considerazione". Rossella Balestra spiega che l’obiettivo primo del Comitato Donne per Taranto non è stato mai l’ambiente, “ci siamo messe insieme come donne per tutelare la salute, soprattutto quella dei nostri figli. I bambini sono i più esposti, insieme agli operai, soprattutto quelli che vivono a ridosso dell’area industriale. Noi non possiamo accettare una cosa del genere, nulla può essere messo in primo piano rispetto alla salute. La salute dei bambini va tutelata anche a scapito e a costo del lavoro…"

Ora però c’è questa richiesta di riesame da parte del Ministro Clini. “Un’ordinanza così forte (quella della Todisco) che difficilmente il Tribunale del riesame non prenderà in considerazione. Noi auspichiamo che il sigillo all’area calda permanga.” Il Comitato si chiede anche come mai tanto interesse per l’Ilva e per Taranto da parte del governo quando “qualche anno fa a Taranto sono rimaste in cassa integrazione 5000 operai per la chiusura della Belleli e nessuno si è preoccupato per loro. Nel 2008 sono stati abbattuti 2000 capi di bestiame, sono rimasti senza lavoro in due anni migliaia di allevatori, mitilicultori, operatori turistici, agricoltori. L’Ilva è un caso di Stato, al governo non interessa nulla degli operai né della città di Taranto, al governo interessa il Pil, in particolare in questo momento di crisi. Legate all’Ilva ci sono la Fiat, le industrie di Cornigliano, le industrie e l’indotto del Nord. Ci si preoccupa delle ripercussioni al livello nazionale, certo non per gli operai di Taranto.”

Video e documenti sono disponibili qui

Sull'Ilva ho scritto anche qui e sulla razionalità delle imprese nel compiere crimini, qui. Articoli linkiesta qui

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook