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28 Luglio Lug 2012 0938 28 luglio 2012

Ilva: tutti sapevano, tutti zitti. E adesso paga la comunità?

La vicenda dell'Ilva di Taranto è sicuramente complessa e dolorosa ed è difficile esprimere opinioni giudizi. Leggendo le dure prese di posizione di certi giornali, vengono però spontanee alcune considerazioni.

Da molti anni tutte le persone che conoscono Taranto e i suoi abitanti sanno dei problemi e delle malattie che ritengono siano causate direttamente o indirettamente dall'Ilva. Oggi i fatti, frutto di anni di verifiche e investigazioni, sembrano confermare quei timori e quel nesso di causa che i genitori, i familiari e gli amici di chi a Taranto si è ammalato ed è morto conoscevano purtroppo già da tempo.

Come documentato da Gianni Dragoni nell'interessante libro "Capitani Coraggiosi", la discesa di Emilio Riva a sostegno della cordata italiana, fortemente voluta da Silvio Berlusconi e Corrado Passera, per il salvataggio dell' Alitalia, non seguiva una logica industriale (nè poteva farlo) ma rappresentava solo un esempio di adesione a quel capitalismo relazionale caratteristico del nostro paese e con-causa del suo declino. In realtà, già al tempo del salvataggio Alitalia, all'Ilva di Taranto si parlava di interventi della magistratura e tutti quei milioni "buttati" nell'operazione Alitalia sarebbero stati spesi certamente meglio se utilizzati per ridurre l'inquinamento prodotto dagli stabilimenti cittadini.

La grave crisi economica che l'Italia sta attraversando rischia di rendere il problema ancora più delicato. Da una parte gli operai che pur di mantenere un posto di lavoro sono disposti a mettere a rischio la propria salute e ignorare quello che in città tutti sanno, dall'altra gli abitanti dei quartieri più a rischio (e più poveri) della città che temono di ammalarsi e compromettere così le loro già limitate possibilità di conquistarsi un futuro decoroso.

Il problema ovviamente è complesso. Bisogna evitare però la tentazione di scaricare sulla collettività, come spesso già accaduto nel nostro paese per scongiurare lo spauracchio di una maggior disoccupazione, l'onere di interventi gravosi a solo vantaggio di un gruppo privato che, girata la congiuntura, può tornare a produrre miliardi di euro di utili come il gruppo Riva nel periodo pre-crisi.

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