Nuovo Mondo
28 Luglio Lug 2012 1608 28 luglio 2012

Marina la pasionaria ruba la scena alla potente Dilma

Chissà cosa avrà pensato la povera Dilma Rousseff prima donna presidente del Brasile arrivata in pompa magna a Londra per fare della sana promozione a Rio2016 e finita di nuovo in secondo piano e questa volta non per colpa del suo padre putativo e fidato alleato Lula, ma della più dura delle sue avversarie.

La nutrita comitiva brasiliana di sportivi, dirigenti e politici è arrivata a Londra per «fare esperienza», studiare l’efficiente (o quasi) organizzazione londinese, soprattutto in termini di sicurezza e sostenibilità nelle infrastrutture, tanto che gli architetti che hanno costruito il Parco Olimpico londinese si sono aggiudicati anche il progetto per le Olimpiadi di Rio ed iniziare il conto alla rovescia fino al 12 agosto quando l’ambita torcia finirà in mano brasiliane. Così Dilma, ben consapevole che queste Olimpiadi sono figlie di un solo grande padre, Luiz Inacio Lula Da Silva, ex operaio, sindacalista e presidente dal 2003 al 2010 che ha lasciato in eredità riforme epocali ed è andato via con un’approvazione all’80%, ha avviato l’operazione simpatia.

Prima ha incontrato il premier Cameron ed elogiato la preparazione londinese come una delle migliori al mondo e promettendo grande collaborazione con la Gran Bretagna, poi ha incontrato il presidente FIFA Blatter per assicurarlo sui lavori per i Mondiali di Calcio (altro successo targato Lula) poi ha partecipato al ricevimento con la regina Elisabetta ed infine ha promosso diverse campagne, quella «Il Brasile incontra il mondo» per un valore di 20 milioni di euro in occasione delle grandi manifestazione nel paese che culmineranno nel bicentenario del 2022 e quella di 10mila borse di studio per brasiliani in università britanniche.

Tutto ciò per assistere dal Palco Vip (che non era però quello Reale destinato ad un centinaio di persone invitate da Buckingham Palace e CIO) al termine dei lavori burocratici, alla sfilata della bandiera olimpica portata da personaggi quali Alì, Barenboim, Ban Ki Moon e Marina Silva, convinta ambientalista, paladina della causa amazzonica ed ex ministro dell’Ambiente di Lula prima di entrare in aperta polemica con l’entourage del presidente e con la potente Dilma e schierarsi addirittura contro di lei nelle scorse elezioni del 2010 dove strappò il 20% dei voti alla sua ex compagna di partito.

Il giorno dopo Dilma non ha commentato ma molti esponenti del governo si, dicendosi sorpresi della scelta del CIO, oltre ai commenti velenosi di alcuni come il presidente della Camera («è come se in Brasile invitassimo un membro del partito d’opposizione britannico») o del Ministro dello Sport che ha ironizzato sulle amicizie di Marina Silva con l’aristocrazia europea e sottolineando il divario fra il governo popolare brasiliano e la nuova elite dell’ex militante verde.

Purtroppo gli smacchi rischiano di non finire qui. Proprio Lula è stato invitato per la cerimonia di chiusura e la relativa consegna della bandiera olimpica nelle sue mani, ma il suo diplomatico rifiuto potrebbe non bastare a Dilma per salire sul podio dell’onore, visto che potrebbe essere il sindaco di Rio Eduardo Paes, per giunta dell’opposizione centrista, a ricevere il vessillo a cinque cerchi e a dare Dilma l’ennesima delusione d’immagine.

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