La salute del serpente
29 Luglio Lug 2012 2139 29 luglio 2012

Diossina, piombo, amianto, arsenico: i veleni nascosti del nostro stivale

La salute e il lavoro sono un binomio assai caldo in quest'estate e in quest'anno febbricitante.

E se Ulisse è l'ultima ondata di torrida afa, migliaia sono gli 'ulisse' che peregrinano incerti al bivio tra salute e lavoro.

L'Ilva di Taranto è uno dei casi di disatro ambientale e danno alla salute.

Una provincia italiana che gode del deplorevole primato di città più inquinata del continente.Sì, prorpio del continente, più di una metropoli cinese o indiana.

A Oxford è stata presentata dall'associazione Peacelink una ricerca che denuncia come “nelle urine dei tarantini è stata riscontrata un'elevata presenza di piombo e di cromo, sostanze neurotossiche e cancerogene”.

Lo studio è stata condotto su un campione di 67 uomini e 74 donne di Taranto.

Nelle urine si è riscontrato un valore medio di piombo di 10,8 microgrammi/litro, quando il valore tollerato dovrebbe essere compreso tra 0,5 e 3,5 microgrammi/litro.

Ma di veleni nascosti, taciuti ,tollerati che prima o poi scoppiano in una bolla gigante di responsabilità, di denunce, di lenti avvelenamenti il nostro bel paese ne è un brutto esempio.

Dalla Puglia alla Campania la situazione è sempre 'tossica'.

Qui è la Relazione annuale della Procura nazionale antimafia a denunciare l'inquinamento ambientale legato ai traffici della camorra.

«Alcuni dati di natura epidemiologica dimostrano in tutta la loro gravità gli effetti nefasti provocati da scellerate strategie di distruzione del territorio a fini criminali».

In particolare uno studio del 2010 del Dipartimento Ambiente dell'Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato che dal 2008 «si registra un accumulo di diossina ed una presenza di determinati inquinanti nel sangue e nel latte materno in gruppi di popolazione a differente rischio di esposizione nella Regione Campania».

E il sud chiama il nord e la diossina pugliese o campana lancia un gancio di collegamento all'inceneritore di Brescia, intorno al quale si è costruito un botta e risposta tra l'eurodeputato Zanoni (idv) e l'azienda A2A che lo gestisce.

I dati dell'ARPA sono 'preoccupanti' e “la Lombardia è a rischio sanzioni per violazione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria”, sottolinea il deputato.

Ma il nostro stivale è anche un mosaico di intarsi e tubature di amianto.

Dopo il caso Eternit, lo strisciante absesto lo ritroviamo un pò dovunque: le stime dell’ispes calcolano circa 1 miliardo e 300 milioni di metri quadri di lastre di copertura in cemento-amianto e 50 – 100 milioni di metri quadri di superfici rivestite con amianto spruzzato.

Unica nota meno stonata in questo coro di stecche gravissime, è la sentenza del Tar del Lazio contro l'acqua all'arsenico, sentenza che condanna il Ministero della Salute ed il Ministero dell'Ambiente a risarcire i cittadini avvelenati dal veleno disciolto nell'acqua del rubinetto, una volta potabile.

E il TAR definisce come certa la “pericolosità per la salute umana derivante da un’esposizione prolungata all’arsenico presente nell’acqua potabile, anche in quantità piccolissime”, come risultante dalla ricerca condotta su oltre 11.700 persone in Bangladesh e pubblicato nell’edizione online della rivista scientifica The Lancet, che ha dimostrato che la presenza di arsenico in elevate concentrazioni nel sangue aumenta in modo significativo il rischio di tumori.

Secondo le stime effettuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, inoltre, in Bangladesh a partire dagli anni ‘70 almeno 35 milioni di persone hanno bevuto acqua contaminata con piccolissime quantità di arsenico, e secondo lo studio Heals (Health Effects of Arsenic Longitudinal Study) coordinato da Habibul Ahsan dell’Università di Chicago, ciò è stato sufficiente a provocare il 21% delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite a malattie croniche (in prevalenza, tumori al fegato, cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari).

Ulisse, Minosse, Scipione, Caronte sono passati come tornadi di afa, ma stiamo attenti che Caronte non ritorni stavolta a traghettare noi, poveri italiani moribondi, dal lavoro alla malattia.

Se vi è piaciuto il post potete seguirci su Facebook e su Twitter.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook