Eugenio Furia
Appapà
30 Luglio Lug 2012 1855 30 luglio 2012

Del perché (forse) Hello Kitty non ha la bocca

Prologo. Anni persi a lavorare sulla consecutio e sui congiuntivi. Poi – come se non bastassero nonne e maestre sgrammaticate – arriva la canzoncina insolente («essì, eddai, e diccelo anche a noiiiii!!!», con tanto di doppio complemento di termine, pleonastico, come dicevano al Liceo) a vanificare lo sforzo; o l'odiosa pronuncia che americanizza il latino: su tutti “Disney Giùnior” nel jingle del canale tv...
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Tesi.
Altre volte, improbabili neologismi («il merlo ha perso il naso / come farà a nasar?») autorizzano tua figlia a generarne altri: «io sono ascoltevole» – nel senso di accondiscendente –, poi c'è il «latte polverato» della sorellina o il «rumore altalenoso», due fantastiche scappatoie semantiche. E qui è questione d'inventiva, di stimolo alla fantasia. Perché la bocca dei bimbi genera obbrobri ma più spesso fa fiorire perle. Capolavori da brevettare. Ogni coppia di genitori – chiedere per credere – potrebbe scriverne un'antologia.
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Antitesi.
È un fatto, però, che il mito delle girls, Hello Kitty, la bocca non ce l'ha proprio. Caso? Dimenticanza, scelta stilistica, errore? O messaggio subliminale (del tipo: a una certa età è meglio non averla, la bocca, ché comunque la usiamo sbagliamo)?
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Sintesi.
Forse semplicemente una nemesi, per la generazione Giùnior. Che però, alla faccia di HK, non vuole bavagli o bocche tappate.

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