Il Bureau
2 Agosto Ago 2012 1007 02 agosto 2012

Chi ha portato l’olio di ricino e le spranghe?

Le olimpiadi e l’ennesima medaglia alla Vezzali sono un ottimo pretesto per parlare di internet nella sua forma più degenere e odiosa. Parliamo dei talebani della purezza, del “peccato digitale originale”. Basta un’inezia, un episodio di pochi minuti (per quanto squallido) nell’arco di un’intera vita, affinché una muta di migliaia e migliaia di cani rabbiosi inizi la caccia. Colla bava alla bocca sono pronti a seguire la loro preda per anni, in ogni notizia, forum, facebook o twitter che sia. Di cosa parlo? Passiamo a un caso di scuola, una scenetta raccapricciante che ricordiamo tutti…

Valentina Vezzali, durante un Porta a Porta, regala a Berlusconi un fioretto, trasformando quello che doveva essere un semplice gesto di cortesia in qualcosa di simile all’Estasi di santa Teresa – facendo una figura barbina con una recitina che avrà provato 100 volte, a casa, davanti allo specchio del cesso – e chiudendo il tutto con un’auto-umiliante battuta sulla voglia di farsi “toccare”. Quindi ok, forse il lato umano della fiorettista è diverso da quel che ci si aspettava, ok, è sgamata e tra un po’ si candida col Pdl, ancora ok: se è riuscita a mettere in imbarazzo Berlusconi vuol dire che l’ha fatta grossa.

Intanto di tempo ne è passato, ma sotto i ponti della rete l’acqua non scorre mai. Il peccato digitale originale, una volta compiuto, è incancellabile. Così da quattro anni, ovunque appaia su internet, Valentina Vezzali è sistematicamente ricoperta da una caterva di odio e insulti. «Gran puttana», «fascista come quell’altra merda di Buffon». C’è pure chi si spinge fino a un periodo composto da ben due proposizioni: «non sei nemmeno abbastanza figa per fare la troia. fottiti cagna immonda». La versione 2.0 dei cani di Napoleon, ancor più spaventosi, se volete, in quanto figli non del lavaggio del cervello di un regime totalitario, ma “prodotti” da supermercato di un profondo deserto culturale e di valori.

Al minimo errore, poco importa se grande o infinitesimale, ti scattano una fotografia digitale; a distanza di anni, per quanto ingiallita sia diventata, per quanto possa essere ormai distante dalla realtà di ciò che si è diventati, c’è sempre qualche cretinetti che, da bravo invasato, è pronto a sbattertela in faccia. Per sempre e sempre allo stesso modo pecoreccio. Inutile parlare della Vezzali sportiva allora, della sua straordinaria carriera – fra le più grandi fiorettiste di tutti i tempi, dicono gli addetti ai lavori – inutile provare a sollevare l’obiezione di quanto sia grossolano e cialtrone giudicare una persona dalle sue idee politiche, inutile in ultimo far notare che l’atleta non coincide sempre con l’uomo (altrimenti, perdonate l’azzardo, ma nel cinema dovremmo ricordare Pasolini unicamente come pedofilo).

Odiano, e non sanno per chi, sbavano di rabbia, e non sanno perché. Un disperato bisogno di inquadramento ideologico massimalista, d’interpretare la realtà in maniera sbrigativa e senza porsi troppe domande, genera allora questa grottesca corsa – vecchia quanto la storia dell’umanità – alla ricerca del nemico da abbattere. Internet, da presunto strumento di libertà e espressione per le masse, è diventata la grande fionda che proietta nugoli di veleno e rancore oltre l’orizzonte del tempo. Anche fra dieci o vent’anni, per quest’auto-proclamato esercito di poliziotti della morale, la Vezzali sarà sempre impura: social-lapidiamola!

Le nuove generazioni, che desolazione. Sentire nel 2012 la puzza stantia degli anni ‘70, dei giovani indottrinati, che si ammazzavano alla rinfusa per “gli ideali”. L’immaturità progettuale e civile di molti italiani è rimasta la stessa, internet non ha cambiato niente. Lo scontro si è solo spostato dalle piazze alle tastiere, la ricerca del nemico del popolo s’è fatta più approssimativa e tragicomica (ieri Calabresi, oggi la Vezzali?!?). Volevo solo leggere un pezzo sulla scherma e le olimpiadi: chi ha portato l’olio di ricino e le spranghe?

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