Tamburi Lontani
3 Agosto Ago 2012 1113 03 agosto 2012

Cuba smentisce le manipolazioni sul caso Payá (video)

L'indagine condotta dal Ministero dell'Interno accerta che la morte dei dissidenti è avvenuta a causa dell'alta velocità a cui viaggiava l'automobile guidata dallo spagnolo Carromero attualmente detenuto in attesa di giudizio. Lo svedese Modig confessa di aver finanziato illecitamente un'organizzazione illegale

Risolto il caso del dissidente cubano Oswaldo Payá leader dell'illegale «Movimiento Cristiano de Liberacion» morto in un incidente stradale avvenuto lo scorso 22 luglio presso Las Gabinas, località situata in Granma, una regione orientale dell'isola caraibica distante circa 750 chilometri dalla capitale. Il ministero dell'Interno cubano ha reso noto – come riferisce Cubadebate - i risultati della meticolosa indagine condotta dove viene indicato come Angel Francisco Carromero, il dirigente dell'organizzazione giovanile del Partito Popolare spagnolo rinviato a giudizio per omicidio colposo, che si trovava alla guida della Hyundai Accent al momento dell'incidente, abbia perso il controllo a causa dell'alta velocità della vettura su cui viaggiava accompagnato da Payá; Harold Cepero militante dell'organizzazione illegale anch'egli deceduto; e dallo svedese Jens Aron Moding presidente dell'organizzazione giovanile del Partito Democratico Cristiano Svedese.

Secondo l'indagine condotta dalle autorità cubane, confermata in toto dallo stesso Carromero che di fatto smentisce clamorosamente le versioni della famiglia di Payá e dei gruppi dissidenti, l'automobile viaggiava a velocità sostenuta quando si è imbattuta in un terrapieno dove l'autista spagnolo evidentemente poco attento in quel frangente, utilizzò bruscamente i freni perdendo il controllo del mezzo. La folle corsa dell'automobile terminò, poi, contro un albero sul ciglio destro della strada. Oswaldo Payá spirò sul colpo, mentre Cepero esalò il suo ultimo respiro presso l’Ospedale Clinico Chirurgico Carlos Manuel de Cespedes della città di Bayamo, a causa delle gravi ferite riportate.

A seguito dell'incidente immediata partì la solita canea anti-cubana. L'evento fu bollato dai principali mezzi d'informazione a livello internazionale, con in testa spagnoli e miamensi, sostanzialmente come un assassinio di stato: il tirannico regime comunista dei fratelli Castro che si libera nel più subdolo dei modi, di un esponente scomodo. Insomma, la classica propaganda imperiale di basso livello, fatta di manipolazione e speculazione. Non mancarono all'appello i media nostrani (Cuba: manipolazioni mediatiche e speculazione sulla morte di Paya) che diedero ampio risalto alla vicenda enfatizzando dubbi infondati, facendo allusioni senza alcuno straccio di prova. Invece, adesso, alla tempestiva e precisa indagine governativa vengono dedicate poche righe e omessi i nuovi, importanti, sviluppi della vicenda.

Le novità riguardano i due politici stranieri che viaggiavano con i dissidenti cubani: il giovane presidente della giovanile afferente il Partito Democratico Cristiano svedese Jens Aron Modig, ha infatti rivelato di aver consegnato ad un'organizzazione illegale quattromila euro all'incirca, violando così le leggi cubane. «Voglio scusarmi per essere venuto in questo paese a realizzare attività illecite», ha dichiarato Modig in conferenza stampa presso il Ministero dell'Interno come riportato da Prensa Latina, che ha poi riconosciuto: «Non realizziamo questo tipo di finanziamento ad organizzazioni in altri paesi». Evidentemente questo rientra nello speciale trattamento internazionale riservato a Cuba e alla sua Rivoluzione da sempre. Basti pensare alle ingenti somme impiegate dagli Stati Uniti per cancellare quella che viene vista come un'anomalia per il continente americano. Ma nonostante tutto Cuba resiste e va avanti a testa alta, non piegandosi di fronte a nulla: al criminale bloqueo commerciale, economico e finanziario assimilabile ad un atto di guerra economica piuttosto che dinanzi al terrorismo mediatico che senza soluzione di continuità colpisce l'Isola.

Infine, tornando agli italici mezzi d'informazione risulta paradigmatico il caso di Repubblica, laddove l'ineffabile Omero Ciai, giornalista sempre prodigo di particolari «attenzioni» verso Cuba, scrive di una «ricognizione nelle zone colpite dal colera» omettendo completamente la confessione accompagnata dalle scuse ufficiali di Modig circa l'attività di finanziamento illegale a beneficio di un gruppo ritenuto «controrivoluzionario» dallo stato cubano. Un modus operandi non nuovo per chi conosce il giornalista in questione già protagonista di vicende simili, come il caso di tal Gorki Aguila raccontato da Gennaro Carotenuto. Ogni ulteriore considerazione risulterebbe superflua a questo punto.

Articolo scritto per Net1news.org

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