Gaetano Farina
Leggere il mondo
5 Agosto Ago 2012 1537 05 agosto 2012

MicroUtopie, cosa sono le micronazioni

Grazie al web e a un nuovo libro pubblicato da Edizioni dell’Asino intitolato Stati d’Eccezione, si è riaccesa l’attenzione sull’infinita galassia di quelle che, dagli anni ’60 in poi, furono definite “micronazioni”. Oggi diremmo che sono piccole patrie per vivere una vita sostenibile.

Una micronazione è un'entità, creata da un ristretto numero di persone, che pretende di essere considerata come nazione o stato indipendente, ma non viene riconosciuta dai governi e dalle maggiori organizzazioni internazionali. Un fenomeno che ha quasi sempre prodotto realtà di piccole dimensioni, di esistenza effimera, ma, in molti casi, con rimessa in discussione dello status quo.

Sfruttando le nuove potenzialità offerte da internet, questi progetti sono usciti dall’anonimato, hanno trovato sostenitori e simpatizzanti, perfino nuovi cittadini. In Italia, è il giornalista Graziano Graziani ad aver esplorato più di qualsiasi altro questo universo così frastagliato, tanto da aver accumulato una mole di documentazione e testimonianze riordinate nel libro Stati d’Eccezione.

Il termine micronazione, come illustrato da Graziani, etichetta un certo tipo di utopie, fantasiose entità dalle radici iperboliche, alcune più artistiche, altre più politiche, accomunate dalla ricerca irriducibile di autonomia e indipendenza.

Ci sono comunità politiche, sociali ed economiche; alcune sono ricostruzioni storiche, specialmente del mondo romano o del mondo medievale, altre hanno solo un fine dichiaratamente ludico o sono funzionali all’esaltazione di un personaggio a dir poco megalomane. Altre nascono come veicolo di propaganda o di protesta sociale, o addirittura a scopo fraudolento.

Le ludo nazioni, per esempio, non superano i pochi mesi di vita: di solito servono a fornire ai fondatori i simboli araldici derivati dalla tradizione feudale europea. In genere conducono "guerre" e "attività diplomatiche" con altre micronazioni in continenti e pianeti fantasiosi.

Le micronazioni sono così tante e sfuggenti che si è sviluppata una correnti di studi a loro dedicata ribatezzata micropatrologia. A molte, in verità, manca proprio un territorio e, quindi, spesso vengono definite Stati di carta o virtuali.

Per esempio, Celestia ambisce a estendere il proprio dominio su tutto ciò che sta sopra la terra (il cielo): in realtà, esiste solo nella mente del suo eccentrico creatore, James Mangan, che per anni ha lottato invano affinchè Celestia fosse riconosciuta dalla comunità internazionale.

Il Principato di Sealand, è la più famosa per longevità e per il riconoscimento ottenuto da altre nazioni vere (www.benvenutiasealand.it.)

È stata fondata nel 1967 da un avventuriero inglese, Paddy Roy Bates, che s’insediò in un fortino della seconda guerra mondiale installato su uno spuntone di roccia nel gelido mare del Nord. La sua intenzione era di replicare una radio pirata come andava di moda in Inghilterra; fallito l’esperimento, optò per un progetto ancor più ambizioso: fondare un principato e diventarne il reggente.

Certo, per lui e la sua famiglia la vita non era affatto facile, visto che Sealand si presenta come una microscopica isola sperduta in mezzo al mare e avvolta costantemente dal buio e dal freddo. Ciononostante, Bates e famiglia sono riusciti a sopravvivere grazie alla pesca e al merchandising, inventando oggetti di culto come passaporti, francobolli, monete e altro ancora a marchio Sealand.

Quarantacinque anni di vita in un posto del genere, però, oltre un vero e proprio colpo di Stato respinto faticosamente, sono davvero troppi tanto che Sealand è stata messa in vendita nel 2007: finora però le richieste di acquisto sono state scarse e poco attraenti.

A livello sociopolitico tuttavia altri esperimenti sono ben più interessanti. Finito male è quello della Repubblica di Minerva che ha dovuto addirittura subire l’attacco militare di Tonga che ne rivendicava l’annessione.
L’utopia era stata lanciata dal naturalizzato americano Michael Oliver il quale, anche se reso milionario dalle sue attività immobiliari, è ancora alla ricerca di potenziali paradisi terrestri.

Alcuni sono da considerarsi azioni di protesta come Waveland, formata dagli attivisti di Greenpeace sull'isola britannica di Rockall, nell'Oceano Atlantico a nord dell'Inghilterra contro l’esplorazione petrolifera.

In Italia esiste Malu Entu, che coincide geograficamente con l'isola di Mal di Ventre presso la costa occidentale della Sardegna. Prima disabitata, è stata occupata e proclamata repubblica indipendente il 27 agosto 2008 da un gruppo di indipendentisti sardi guidati da Salvatore Meloni che ha assunto il titolo di presidente. Il 16 gennaio 2010 il medesimo gruppo di attivisti ha occupato l'isolotto di Serpentara, presso Villasimius.

Ma in Italia, come approfondisce Graziani nel suo libro, il caso più ricordato è quello dell’Isola delle Rose, nome assegnato a una piattaforma artificiale di 400 m² che sorgeva nel mare Adriatico a 11,612 km al largo delle coste dell' allora provincia di Forlì a 500 metri fuori delle acque territoriali italiane.

Venne costruita dall'ingegnere bolognese Giorgio Rosa che la autoproclamò Stato indipendente il primo maggio 1968. Si diede una lingua ufficiale (l'esperanto), un governo, una moneta e un'emissione postale, ma non fu mai riconosciuta da alcuna nazione. Occupata dalle forze di polizia il 26 giugno venne sottoposta a blocco navale fino alla sua completa demolizione nel 1969. Il sogno utopistico di una vita sostenibile al di fuori dei conflitti ideologici dell'epoca durò quindi solo 55 giorni.

Tuttavia il vero precursore italiano delle micronazioni è Michele Mulieri, un contadino di Grassano (Matera) che negli anni ’50 ebbe numerose controversie con personaggi pubblici ed enti vari, tanto che decise di dichiararsi "repubblica", rifiutandosi di partecipare al censimento, di iscrivere il proprio figlio all'anagrafe e via dicendo (vedi libro edito da Galzerano La Vera Storia di Michele Mulieri).

Altri ribelli in stile Mulieri sono Hutt River con un territorio di 75 km², situato geograficamente in Australia (595 km a nord di Perth), proclamatosi provincia autonoma il 21 aprile 1970 per opporsi ai limiti di produzione di grano fissati dal governo centrale e Conch Republic, frutto della protesta dei residenti e degli esercizi commerciali delle isole delle Florida Keys contro il blocco stradale dello United States Border Patrol, che rimane una grande attrazione turistica.

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