David Bidussa
Storia Minima
6 Agosto Ago 2012 2054 06 agosto 2012

Bene intervento su segreto di Stato ma è solo primo passo contro il complottismo

Il segreto di Stato, ha scritto qui Dario Ronzoni, potrebbe seriamente modificarsi e Giuseppe De Lurtis, da lui intervistato, ha sottolineato che esso si deve applicare per quello che riguarda davvero lo Stato, e non per proteggere cose come la trattativa con la mafia», e intervenire, «per bloccare processi, o metterli in difficoltà».
E’ un aspetto del problema.
Perché il segreto di Stato, meglio la storia del suo uso non è solo rappresentativo di un “malcostume” o di una distorsione, ma soprattutto è un modo in cui si è scritta la storia dell’Italia contemporanea. E esso è stato parte di una procedura con cui forse tutti noi dobbiamo prendere le misure.
Preliminarmente occorre liberarsi dal fascino del ricorso agli arcana imperii, un richiamo che non è solo sullo specifico tema, ma che domanda allo storico o all’analista del passato di svolgere una funzione didattica, pedagogica anche per il dopo. Ovvero di lavorare per rimuovere le cause che periodicamente fanno tornare in auge la dimensione complottista della spiegazione storica, un dato in cui ancora oggi noi siamo profondamente immersi e che è anche l’effetto non solo della profondità dei luoghi comuni, ma anche del modo in cui si è discusso di storia, anche a sinistra, negli ultimi trenta anni, spesso affrontando la spiegazione della storia come narrazione “controstorica”, “indiziaria”, “ipotetica”. Una procedura che spesso ha prodotto o confermato un canone complottista della spiegazione storica. E che alla fine ha determinato una mentalità.
Per questo non è sufficiente, per quanto necessario, rimuovere il segreto di Stato, o comunque modificare la prassi che lo riguarda, ma anche proporre e produrre una domanda di sapere che non ricalchi gli stessi paradigmi e vizi con cui quella storia è stata spessa raccontata, Da ogni parte, non solo da chi era “lo Stato”.

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