THE BLAIR MUM PROJECT: blog di una mamma (e figlia) a Londra
6 Agosto Ago 2012 1259 06 agosto 2012

E se oggi l'alienazione fosse più radicale di quella segnalata da Marx? (D di Repubblica)

Ho pensato al perché diamo così tanta importanza alle relazioni e a quanto queste condizionino i nostri momenti, le nostre giornate e alla fine, le nostre vite. Dipendiamo da esse più che da noi, e così creiamo una seconda identità che si definisce nel tempo, dissociata dal vero io profondo e irraggiungibile. Mandiamo un sms e attribuiamo al tempo di risposta del nostro interlocutore una graduatoria di stima nei nostri confronti. Pensiamo a noi stessi come a dei prodotti da vendere, da collocare, brand positioning, strategie, marketing, tutto per poter sopravvivere a questo mondo competitivo dove non conta ciò che hai fatto per una vita, ma ciò che hai fatto in un attimo. Ogni attimo può essere una sconfitta o una vittoria, e così lo stress aumenta e perdiamo di vista l'obiettivo, il grande disegno della nostra vita. Manager di noi stessi in un'azienda aperta 365 giorni l'anno, 24 ore al giorno, con milioni di contatti e vetrine in tutto il mondo (Facebook). Ecco cosa siamo. Se ti comprano, vuol dire che piaci e vai avanti. Ma devi sempre rinnovarti per rimanere sul mercato. Se non ti comprano, sei fuori. Se ti comprano e funzioni male, devi ripararti. Da solo. È follia nella quale spesso mi ritrovo, è un disagio sociale, rincorro il tempo e le mie opportunità di soddisfare il mercato. È l'estraniazione, l'alienazione. Bisogna uscire da questo circolo vizioso malato e capire che la realtà è tutt'altra cosa. La realtà sono io, IO, profondamente IO.

D di Repubblica, 17.12.2011

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook