Club House
9 Agosto Ago 2012 1441 09 agosto 2012

I giorni in cui i campi chiamano, ma i fighetti non sentono

Caldo, vero? E' andata comunque bene perché quest'anno ha funzionato così: quando hanno seminato si è messo poi a piovere e quindi è tornato il sole, bello forte, che ha martellato come fa ogni volta d'estate, solo che adesso hanno bisogno di un nome altrimenti non pare renda l'idea: Scipione, Nerone, Annibale, Minosse, Caronte - si ringrazi ilmeteo.it, dove titolano meglio di Repubblica quando c'è da infondere scalpore e preoccupazione. "Oddio, moriremo tutti arrostiti!". Sì, va bene, ok, poi a gennaio non mi rompere le palle se tremi per il freddo.

Dunque, fa caldo e siccome prima ha piovuto, quando era tempo di semina, e poi è venuto il sole, ora con il caldo stanno tagliando il mais. Gli agricoltori hanno acceso i motori e non la smettono più per tutto il giorno. Dio sia benedetto per aver regolato il ciclo delle stagioni così sapientemente: i fighetti di città si riversano al mare o in montagna (crisi permettendo), non tranistano da queste parti mentre si trincia, altrimenti attaccherebbero con il lamento continuo sul rumore, lo sporco, la polvere. Che poi, per i fighetti, c'è da provare compassione. Sono dei poveri sordi che non sentono i campi che li richiamano all'ovile. Che gli suggeriscono di abbandonare la via della perdizione per dare invece un contributo valido alla civiltà: non occorre nemmeno più piegare la schiena e impugnare la vanga, la tecnologia ha prodotto trattori che offrono tutti i generi di comfort. Anche l'aria condizionata.

C'è carenza di manodopera. Colpa della fuga a Londra: è quasi tutta rintanata là per raccontarci (?) le Olimpiadi. Da queste parti - dove ricordiamo che non facciamo distinzioni, nessuna conta niente - abbiamo chiuso un occhio e poi l'altro, fatto finta di non sentire. Ma purtroppo abbiamo commesso il grave errore di incappare in frasi del genere:

L’esclusione di Alex Schwazer, l’uomo di punta dell’atletica italiana, è una decisione necessaria, ma dolorosissima. Getta un’ombra su tutta la nostra spedizione olimpica. Giusto reagire con prontezza. Ma il disastro morale e tecnico che si profila è grave. Perdiamo l’atleta che nel 2008 ci aveva dato l’unico oro dell’atletica, e che portando il tricolore sulla pista di Pechino simboleggiò la nuova generazione di altoatesini che si sentono pienamente italiani.

Aldo Cazzullo quando ci si mette d'impegno è imbattibile. D'altronde si è fatto il giro dell'Italia per raccontarla da Nord a Sud con una serie di paginate sul Corriere. Condividendo lo spazio con Beppe Severgnini, ne è stato profondamente contagiato. La nostra spedizione olimpica è un "disastro morale e tecnico": porca vacca! Adesso mica attenderà all'aeroporto i nostri ragazzi che hanno conquistato una medaglia e ordinerà loro di riconsegnarla agli organizzatori dal momento che farsene vanto sarebbe un affronto alla tragedia nazionale? E che farà in seguito, Cazzullo? A nome del popolo italiano trascorrerà le prossime settimane a Bolzano per accudire la nuova generazione altoatesina rimasta orfana, senza patria?

Presto, presto: avvertiteli, gli altoatesini. Prima che fraintendano e tornino a mettere bombe contro gli italiani. Quanto a Cazzullo e gli altri, ditegli che dopo il mais arriva la granella: insomma, un posto nei campi glielo si trova comodamente.

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