A tutto Tondi
9 Agosto Ago 2012 1151 09 agosto 2012

L'intervista di Bersani e lo stato confusionario del centrosinistra

Oggi sul Sole 24 Ore trovate una lunga intervista a Pierluigi Bersani, in cui il segretario del PD viene interrogato su ciò che il suo partito intende proporre in vista delle ormai prossime elezioni politiche.

L'idea che mi sono fatto? Alcune cose interessanti, ma molta confusione nell'impostazione generale e in alcuni punti fondamentali.

Dopo un'apertura molto (troppo?) retorica sul PD come colonna portante del Governo Monti e baluardo a difesa del progetto europeista, si arriva alla sostanza. Politica industriale sì, politica industriale no? E se sì, in che modo? Su quali settori si deve puntare?

Inizia il delirio:

L'Italia deve fare l'Italia. Deve puntare sulle tradizioni, tipicità, sul patrimonio del made in Italy. Poi deve portare tutto questo alle frontiere tecnologiche nuove. Quindi l'efficienza energetica, le tecnologie del made in Italy, le scienze della vita, le tecnologie per i beni culturali, e così via.

Aria fritta, spero che ve ne rendiate conto. Cosa sono le "tecnologie del made in Italy"?? E le "scienze della vita"?? Fantastico il "e così via" a chiudere la frase. Come a voler dire "continua tu che non so più che inventarmi".

Arriviamo alla tragicommedia quando il giornalista chiede cosa propone Bersani per eliminare tutte le lungaggini burocratiche che ostacolano gli investimenti:

La via è quella di esternalizzare: una serie di funzioni che riguardano le attività produttive possono essere affidate ad un'autocertificazione rafforzata da parte di professionisti assicurati

Cioè, in sostanza: per eliminare burocrazia e costi amministrativi creiamo una nuova classe di professionisti (a cui ovviamente non si potrà negare l'ennesimo albo) o rafforziamo i poteri di classi già esistenti (magari avvocati o notai). Fenomenale, no?

Ragionevoli, invece, i passaggi sulla necessità di abbattere il sottobosco di consorzi e società miste che appesantisce il bilancio degli enti locali, sulla riduzione del pubblico impiego, sulla progressiva aziendalizzazione dei contratti e sulla dismissione di patrimonio pubblico.

Ma l'impressione è che manchi una visione complessiva. Tanti slogan, ad esempio contro la finanza, ma pochi numeri. E di numeri abbiamo un gran bisogno, di questi tempi.

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