Il Bureau
13 Agosto Ago 2012 1247 13 agosto 2012

SE LO LEGGI TI SPOSO – Le peggiori traduzioni dei titoli cinematografici

di Valentina Parasecolo

Potrebbe essere colpa del pubblico che si gasa solo se le cose sono fatte male.
Oppure potrebbe essere che esiste un gruppo di esperti titolisti che vivono in un sotterraneo nel centro di Roma. Non escono mai, da decenni, non comunicano con il mondo esterno e si nutrono di cibi inviati dalle case di distribuzione insieme ai poster dei film stranieri in uscita.
Quando devono lavorare si siedono intorno a una scrivania, si stringono le mani e si lasciano ispirare dalla locandina che, come una tavoletta Ouija, sta lì, ferma al centro. Misticamente (non fedelmente, non logicamente), senza aver visto la pellicola, senza conoscere inglese o francese, inventano i titoli dei film per il mercato italiano.
Grazie a loro, se questa sera andassimo al cinema, potremmo trovare in cartellone cose come Lo spaventapassere (titolo originale The Sitter).
Ad ogni modo, gli sforzi dei titolisti, che operano ignari dello sdegno collettivo, potrebbe essere diviso per sommi capi così:

LO SPOSALIZIO
I titolisti amano piazzare il matrimonio ovunque, riuscendo a svilire anche le pallide ambizioni di qualsiasi commediola americana.
Alcuni esempi:
Se scappi ti sposo dal semplice Runaway Bride, Prima o poi mi sposo dal sobrio The Wedding Planner, Prima o poi me lo sposo dall’essenziale The Weddind Singer, Prima ti sposo poi ti rovino dal categorico Intolerable Cruelty, È ricca, la sposo e l’ammazzo dal certamente meno anticipatorio A New Leaf, Ti amo, ti sposo… ti mollo dal meno scemo Cake.

Il capolavoro

Il titolo originale è Elvis Has Left the Building. Una commedia romantica con Kim Basinger e John Corbett che prende in prestito la frase pronunciata dagli annunciatori dopo i concerti di Elvis per invitare il pubblico ad andarsene. I titolisti, in barba al sottile rimando alla trama, hanno pensato bene di sfoderare l’orrendo Se ti investo mi sposi?

LE LISTE
Quando l’ispirazione è carente, i titolisti producono il titolo “a elenco”. Parole random per un risultato che dire riprovevole è un eufemismo.
Alcuni esempi:
Bugie, baci, bambole & bastardi dal più contenuto Hurlyburly, Giovani, carini e disoccupati dal più intelligente Reality Bites, Amici, amanti e… dall’idiomatico No Strings Attached, Ti odio, ti lascio, ti… dal succinto The Break Up.

Il capolavoro

Il titolo originale è City Slickers. Commedia rurale con tanto di Oscar al miglior attore non protagonista Jack Palance.
Un po’ Cotugno, un po’ Pozzetto, la versione italiana è Scappo Dalla Città – La Vita, l’Amore e Le Vacche.

GLI ‘SMART’
Con un gergo giovanilistico degno dei peggiori meandri linguistici degli anni Ottanta, i titolisti danno il peggio di sé quando vogliono fare gli accattivanti tra giochi di parole, neologismi e cattivo gusto in libertà.
Alcuni esempi:
Non mi scaricare dal molto meno ridicolo Forgetting Sarah Marshall, Strafumati dal più garbato Pineapple Express, Non drammatizziamo… è solo questione di corna dall’elegante Domicile conjugal, Un weekend da bamboccioni da Grown Ups, Zohan – Tutte le donne vengono al pettine dal più chiaro You Don’t Mess with the Zohan, Molto Incinta dal sicuramente migliore Knocked Up, Suxbad – Tre menti sopra il pelo dal secco Superbad.

Il capolavoro

Gondry aveva già subito la terrificante violenza di un’altra traduzione spudorata: la poesia di The Eternal Sunshine of the Spotless Mind era stata trasformata in un ricatto da femminuccia, Se mi lasci ti cancello. Ma i titolisti hanno quasi fatto di peggio traducendo Be Kind Rewind con, uditeudite, Gli Acchiappafilm.



GLI ENFATICI
Il pathos che diventa patetismo con una retorica delle passioni da telenovela. Questa l’arma dei titolisti quando attivano la modalità “drammatizzazione”.
Alcuni esempi:
Quando l’amore brucia l’anima dal citazionista Walk The Line, Paura d’amare dall’essenziale Frankie and Johnny, Allucinazione perversa dall’enigmatico Jacob’s Ladder, Belli e Dannati dallo splendido My Own Private Idaho, L’attimo fuggente dal romantico Dead Poets Society, Tutti insieme appassionatamente dal minimalista The Sound of Music, Era mio padre dall’evocativo Road to Perdition, Le parole che non ti ho detto dal lapidario Message in a Bottle. Inserirei nella categoria anche Citizen Kane. Uno tra i massimi capolavori della cinematografia è diventato Quarto potere che sì richiama il ruolo della stampa, ma svia completamente dalla centralità del protagonista (il cittadino Kane, editore e, soprattutto, uomo solo), facendo sembrare il film un thriller politico.

Il capolavoro

Questo cult della commedia romantica anni Ottanta ha un nome delicato eppure efficace: Say Anything… I titolisti hanno pensato bene di involgarirlo in Non per soldi ma per amore. Sì, un fotoromanzo perfetto per le ultime pagine di Cioè.



GLI INSENSATI
Parole talmente a caso che neanche si scomodano di onorare il ruolo traducendo in italiano.
Come Hush, diventato Obsession.

Il capolavoro

Il film si chiama Mojo. Loro lo hanno rititolato Soho.
Se c’è una ragione, mi piacerebbe conoscerla.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook