Nuovo Mondo
15 Agosto Ago 2012 1059 15 agosto 2012

Ed ora tocca a Rio ma il CIO storce già il naso

L’esibizione di Renato Gari Sorriso, vestito da spazzino, lui che lo spazzino lo faceva veramente e venne notato durante un Carnevale, diventando così uno dei migliori ballerini al mondo, la voce di Marisa Monte che canta accompagnata dagli indigeni brasiliani, l’immancabile ritmo di Samba e Pelé che appare sulle note di Gilberto Gil intonate da Seu Jorge ed abbraccia idealmente tutto il mondo.

Questi sono stati i protagonisti degli otto minuti di presentazione con cui Rio de Janeiro ha ricevuto il testimone da Londra per l’organizzazione della futura Olimpiade nel 2016, la prima in Brasile ed in Sudamerica, con la speranza di regalare un grande spettacolo multiculturale e di trasformare una città, non solo nelle apparenze, ma anche nel tessuto sociale che resta ancora troppo povera, disordinata ed addirittura crudamente violenta.

Dal Brasile tutti assicurano che sarà un evento fantastico, che ci saranno tutti gli stanziamenti necessari per completare la costruzione del Parco e del Villaggio Olimpico già iniziata (il cui progetto è stato affidato agli stessi architetti che hanno predisposto quello di Londra), per potenziare la debole rete infrastrutturale e di trasporti, per adeguare molti degli impianti già esistenti e di cui la stessa presidente Dilma Rousseff ed il sindaco Eduardo Paes hanno assicurato il completamento entro il dicembre 2015.

Inoltre nessuno dei due sa se potrà godersi lo spettacolo dopo le fatiche e non solo per le scadenze elettorali (nel 2005 per la Rousseff e quest’anno per Paes) che li vedrebbero comunque favoriti ma per la valanga di scandali che sta coinvolgendo la scena politica brasiliana ed in cui è già caduto Sergio Cabral, governatore dello Stato di Rio, uno dei papabili alla presidenza, invischiato in una brutta vicenda di riciclaggio di denaro sporco per i Mondiali 2014.

Leonardo Gryner direttore del comitato organizzatore sogna già ad occhi aperti: il Cristo Redentor ed il Pão de Açúcar sfondo della maratona con conclusione nel Sambodromo, Copacabana per le discipline in mare aperto, il nuovo Maracanà per atletica e Calcio e poi il Parco Acquatico, il Centro Tennis, il Main Media Centre, fra i più evoluti al mondo, ma si è tappato la bocca sui costi così come hanno fatto i politici (si parla di 15 miliardi di dollari al pari di Londra ma con la speranza di maggiori riutilizzi e recuperi e di un giro 51mila milioni di dollari nel paese).

Si tratta soltanto di progetti, alcuni neppure in gara e quasi tutti da realizzare con partenariato pubblico-privato, cosa che impaurisce vista la dilagante corruzione, senza considerare che il CIO è molto esigente in questioni di trasparenza e sicurezza e ad un primo esame ha ritenuto assolutamente non idonei alcuni impianti esistenti per ospitare pubblico e gare, come il Velodromo do Pan costruito solo nel 2007.

Eppure le Olimpiadi di Rio sono molto lontane e non solo cronologicamente nei pensieri dei brasiliani. Nelle pagine dei giornali c’è spazio per il Mensalaõ, lo scandalo nato nel 2005 con la compravendita di decine di deputati in cambio del sostegno governativo e che ora, in occasione del processo, rischia di travolgere il principale partito del paese ed il suo eroe, l’ex presidente Lula, o ancora per il rallentamento economico del paese con una crescita inferiore al 3%, la più bassa negli ultimi dieci anni.

E poi c’è la bulimia di eventi: Confederations Cup e Giornata Mondiale della Gioventù nel 2013, Mondiali di Calcio nel 2014, Olimpiadi nel 2016 con il buon gusto di aver rinunciato almeno alla Coppa America nel 2015 e ad altri eventuali Summit politici continentali, un cocktail devastante che rischia di piegare sul piano economico ed organizzativo anche un gigante emergente come il Brasile.

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