Oltre la finestra
15 Agosto Ago 2012 0953 15 agosto 2012

Quando Umanità e Professionalità passeggiano insieme in corsia

Quando umanità e professionalità passeggiano insieme in corsia.
Ciriè, provincia profonda di Torino, cittadina di quel Nord Piemonte che da sempre cerca e non trova rappresentanza politica e sociale nelle grandi sedi del dibattito politico e sociale. Ciriè co-capitale del Canavese insieme ad Ivrea, l’antica Eporedia, epicentro di quella meravigliosa esperienza industriale, culturale e sociale che fu l’Olivetti di Adriano Olivetti. Una terra il Canavese e le Valli di Lanzo densa di esperienze storiche e di contraddizioni sociali stridenti. Un territorio che da oltre vent’anni patisce una pesante crisi industriale ed una profonda crisi di identità. Ebbene in questa terra travagliata, con la Revisione della Spesa le è stato tolto il tribunale accorpato (giustamente dico io) con quello di Ivrea, vi è un luogo che esprime un’eccellenza locale poco pubblicizzata, vuoi per l’understatment tipicamente piemontese vuoi per la disattenzione dei media ai territori non-centrali: il Presidio Ospedaliero ed all’interno di questo il Reparto di Medicina.
Siamo abituati sempre più a denunciare la “Mala-Sanità” dimenticando però la “Buona-Sanità”, siamo abituati a rappresentazioni ed a costruire “narrazioni” attorno alla Malattia Morale della Società e delle Istituzioni Repubblicane, vecchie a volte decrepite sovente farraginose, e tralasciamo, in una sorta di “cupiditas dissolvendi”, di parlare e costruire narrazioni positive.
Mi sono imbattuto per drammatico caso in quell’opificio di scienza e cura che è il Reparto di Medicina del Presidio Ospedaliero Ciriacese: mia zia Franca, ottantadue anni brillantemente e spavaldamente portati all’improvviso è crollata colpita da una polmonite estiva che ha esaltato i problemi fisici legati all’età ed al suo mai essersi risparmiata nell’aiuto materiale e psicologico, non solo ai famigliari ma a chiunque si trovasse in difficoltà senza minimamente badare al colore della pelle, alla nazionalità od alla religione. Zia Franca è donna durissima poco, anzi, per nulla incline all’auto-compatimento per cui ricoverarla non fu operazione semplicissima …arrivammo al Pronto Soccorso in “Codice Rosso” nel tardo pomeriggio di una dozzina di giorni fa. Condizioni cliniche gravissime con notevole sofferenza cardiaca provocata anche da una fortissima anemia. Dopo un breve momento d’attesa ci convocò la Dottoressa di Guardia ed in modo dettagliato e preciso ci spiegò in termini per noi comprensibili, dunque non in “medichese” le condizioni cliniche di zia, quindi ci disse che la zia sarebbe stata ricoverata nel Reparto di Medicina in “Area Critica”. Nel breve volgere di una manciata di minuti ci ritrovammo nel reparto di Medicina dove una dottoressa dal piglio deciso ci espose le regole del Reparto, costruì con noi l’anamnesi, e ci coinvolse profondamente in ciò che si andava sviluppando come presa in cura attorno alla paziente. Quando, uno alla volta e con i cellulari debitamente spenti (non semplicemente silenziati) entrammo nella stanza per salutare la zia, solo uno infatti poté fermarsi per assisterla nella notte, zia già era monitorata, la maschera dell’ossigeno sul volto mi ricordava un po’ il profilo del Principe Vogelfrei cantato da Nietzsche negli Idilli di Messina. Ho conosciuto in questi giorni un Micro-Cosmo sano sia dal punto di vista tecnico-scientifico sia dal punto di vista morale e spirituale. Un darsi d’attorno ai pazienti senza risparmio da parte sia dei medici sia del personale paramedico. Tutto nella norma per una Paese Normale, non per un Paese in grave crisi Morale prima ancora che finanziario-economica.
Ho passato alcune notti e lunghe giornate accanto a mia zia che intanto migliorava e migliora, tant’è che ormai è in via di dimissione, osservando con interesse l’attività del Reparto: un vero opificio come quelli che un tempo costellavano il Canavese e la Bassa Valle di Lanzo, un luogo dove la persona viene presa in carico nella sua interezza. Un luogo di sofferenza dove però non si respira l’alito marcio del deperire ma il respiro profondo della presa in cura.
Credo che siano molti i luoghi come questo nella nostra Provincia Profonda e credo che siano questi “luoghi” lo spazio ed il tempo in cui si costruiscono le premesse per uno scatto morale e spirituale del Paese capace di trainarci fuori dalla recessione e dalla Malattia Morale che ci sta facendo deperire.

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