Nuovo Mondo
16 Agosto Ago 2012 1517 16 agosto 2012

«Assange è perseguitato». L’Ecuador gli concede asilo

La vera domanda è: un uomo come Julian Assange vale un assalto all’ambasciata dell’Ecuador a Londra da parte della Gran Bretagna e l’ennesima apertura di una crisi diplomatica fra il paese di Sua Maestà ed un altro stato sudamericano dopo l’Argentina?

A questa domanda dovrà rispondere l’ancora vacanziero primo ministro inglese David Cameron, mentre alla domanda di asilo del fondatore di Wikileaks ha già risposto positivamente il ministro degli Esteri ecuadoriano Patiño, concedendogli protezione al pari di un perseguitato politico ed impendendo di fatto l’estradizione verso la Svezia da parte di Londra dopo gli arresti domiciliari a cui Assange si è sottratto qualche mese fa, rifugiandosi nell'Ambasciata dell'Ecuador della capitale britannica.

«Ci sono serie ragioni di rappresaglia contro Assange per le informazioni che divulgato e la certezza che possa essere estradato fuori dall’UE o negli Usa con il rischio di condanne all’ergastolo o addirittura a morte», ha detto il cancelliere ecuadoriano sottolineando lo status di perseguitato politico per ragioni di libertà di parola e di stampa. La reazione britannica del portavoce del Foreign Office è stata molto dura, con la minaccia di una revoca del visto diplomatico per tutti gli effettivi dell’ambasciata di Quito.

Nei giorni scorsi si era parlato addirittura di un assalto dei militari inglesi o di Scotland Yard, ipotesi assurda ma da non scartare qualora avvenisse realmente un disconoscimento della sede diplomatica di Londra verso l’Ecuador con conseguente ingresso dei funzionari britannici, in virtù di una legge del 1987 che vieta espressamente a cittadini in arresto e privi di passaporto di lasciare il paese, ma al momento la via della trattativa sembra la più logica, sebbene l’Ecuador abbia già garantito che non tornerà indietro sulla sua decisione.

Già nel novembre del 2010 l’allora ministro degli Esteri Kintto Lucas offrì un permesso di soggiorno al giornalista australiano in cambio di tutti i file in suo possesso sull’Ecuador appartenenti all’Ambasciata americana e Rafale Correa prese in considerazione l’ipotesi di un salvacondotto speciale al fine di evitare l’estradizione in Svezia per reati sessuali che lui ha sempre negato e soprattutto per impedire quella che tutti considerano una scontata successiva estradizione negli Usa.

Ora il braccio di ferro rischia di spostarsi a Bruxelles e Quito rispettivamente sedi dell’UE e dell’Unasur con il coinvolgimento, ovviamente, di Washington, che in piena campagna elettorale per le presidenziali di novembre, ora si ritrova con una nuova patata bollente fra le mani ed Obama sa bene che i sostenitori di Julian Assange, che prese di mira soprattutto l’ex amministrazione repubblicana di Bush sono moltissimi anche fra i suoi elettori.

LA VICENDA DI JULIAN ASSANGE IN TAPPE CRONOLOGICHE

2010
18 novembre: la Svezia emette un mandato d'arresto contro Julian Assange, sotto inchiesta per presunto stupro e violenza sessuale di due donne.
28 e 29 novembre: la stampa mondiale ha cominciato a pubblicare una parte dei 250.000 dispacci diplomatici americani rivelati da Wikileaks. Gli Usa parlano di reato grave e minacciano di citare in giudizio Assange.
16 dicembre Assange viene arrestato a Londra. L'Alta Corte di Londra gli concede la libertà sulla parola sotto stretto controllo giudiziario nel palazzo di uno dei suoi amici nel nord-est dell'Inghilterra.
2011
12 gennaio: Il difensore di Assange avverte che c’è il serio rischio che, una volta estradato in Svezia, il fondatore di Wikileaks potrebbe essere trasferito negli Usa, a Guantanamo e, forse, «braccio della morte».
24 febbraio: La giustizia britannica convalida la richiesta di estradizione.
2012
27 febbraio: WikiLeaks inizia la pubblicazione di più di cinque milioni di email sulle informazioni sulla società privata statunitense di analisi strategica Stratfor.
17 aprile: Julian Assange lancia il canale TV in partnership con la russa stato RT. La sua prima intervista è al capo del movimento sciita libanese Hezbollah, Hassan Nasrallah.
30 maggio: La Corte Suprema respinge l’appello nel mese di novembre ed autorizzata l'estradizione di Assange.
14 giugno: La Corte Suprema respinge la richiesta di revisione del ricorso Assange.
19 giugno: Assange si rifugia presso l'Ambasciata dell'Ecuador a Londra e chiede asilo politico.
24 luglio: L’ex giudice spagnolo Baltasar Garzon ha accettato di guidare il team di difesa di Julian Assange e WikiLeaks.
25 luglio: Ecuador annuncia che risponderà alla richiesta di asilo politico dopo le Olimpiadi di Londra.


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