Eugenio Furia
Appapà
16 Agosto Ago 2012 1405 16 agosto 2012

«Nemmeno dentro al cesso / possiedo il mio momento» (cit.)

1) PENSIERO STUPENDO
È un attimo. Bisogna avere la lucidità di carpirlo e individuare la mazzetta ottimale sedimentata nelle settimane e sparsa per casa: il numero più recente di IL (ovvero l'oggetto da edicola più bello degli ultimi vent'anni) + quello speciale di Internazionale (estivo o natalizio, fa lo stesso) + GQ (aperto sulla pagina “Sex” col racconto di Francesco Piccolo – il massimo della trasgressione);
2) FASE DUE
Senza farsene accorgere, scivolare fischiettando – anzi, senza nemmeno fischiettare – verso il bagno (se la scena si svolge di sera, non commettere l'ingenuità di accendere le luci). Guadagnare l'ingresso e chiudere la porta a doppia mandata, ma con tocco felpato onde evitare che il rumore della chiave faccia scattare nel resto della famiglia l'improvvisa e irrefrenabile voglia di andare al bagno (o di unità familiare, cfr. post “Della difficoltà di leggere il giornale se hai (almeno) un figlio – Scena 1”);
3) LA POSSIBILITÀ DI UN'ISOLA
Una volta dentro, iniziare a compulsare i giornali, senza fare troppo rumore e soprattutto senza dimenticare – nel frattempo – di prepararsi la risposta più convincente in caso del ferale toc-toc: a) Un attimo ché voglio vedere se sono bravo come Bob Aggiustatutto a riparare il tubo del bidet (rischiosa perché stimola la curiosità dei piccoli fan del cartone animato); b) Un secondo ché sono sotto la doccia (classica ma rischiosa se non avete ricordato di azionarla a vuoto, appena entrati); c) Un momento ché sto per entrare in doccia (se l'avete azionata o se riuscite a farlo nel giro di pochissimi secondi); d) Un nanosecondo ché sto finendo di fare il bagno (ma se non avete la vasca e/o vi accontentate di pochi minuti, vanno bene anche rasatura e lavaggio denti: riuscirete a leggere qualcosa, prima che la porta rischi di crollare per i pugni dall'esterno).
4) TOC-TOC!!!
Ripassare le 4 opzioni e scegliere la più adeguata, mettendo da parte tentennamenti e voce tremante (siete un uomo, cazzo!, e non state facendo niente di cui vergognarsi – almeno si spera, vabbe', dipende dalla mazzetta...). Doppio avvertimento: pensare a risposte sempre nuove e credibili e tenere a mente quelle di volta in volta non utilizzate – meglio ancora: segnarle su un apposito foglietto da nascondere nel cassetto dei boxer – per evitare figuracce che vi farebbero precipitare nella vergognosa condizione di liceale alle prese con le giustificazioni false ripetute (ricordate? «È morto/a mio/a nonno/a» usata più di 4 volte; «Ho avuto la varicella» e simili più di una volta, eccetera eccetera).

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